Gabriele Pulli, L'inconscio come essere e come nulla
Napoli, Liguori Editore, 1997
Una volta Carmelo Bene, rispondendo a un critico che lo accusava di esibire soltanto "aria fritta", rispose: "Lei capace di friggere l'aria? Ebbene, io si!". In modo davvero analogo, con il suo lavoro Gabriele Pulli ci conduce verso l'intuizione del nulla quale fondamento delle estreme intensità della vita e risponde, con il suo lavoro, a quanti ritengono che sia impossibile pensare il nulla poiché sono convinti che il nulla semplicemente non esista.
La possibilità di indagare sull'esistenza dell'inconscio e sulla sua natura è connessa strettamente al problema della sua "pensabilità" e implica una ricerca che inevitabilmente si imbatte nei mondi misteriosi del desiderio e dell'emozione. E' esattamente questo l'oggetto dell'ultimo libro di Pulli. Questo breve testo - oltre a risolvere l'impasse logica e teorica in cui era rimasto impigliato Matte Blanco (e probabilmente anche Freud con la sua idea di assenza inconscia di negazione), oltre a proporre una visione originale dell'inconscio e ad offrire un quadro del possibile rapporto tra emozione e pensiero - identifica il senso profondo dei seguenti cinque concetti: inconscio, desiderio, emozione, felicità, vita. Prosciugando da questi le ridondanze e le impurità ormai cristallizzate, ne rivela la pura, essenziale e radicale identità.
L'opera di Matte Blanco corrisponde sostanzialmente al tentativo di approfondire la conoscenza dell'inconscio e, proseguendo il lavoro iniziato da Freud, di identificare le leggi che ne regolano il funzionamento, allo scopo di avvicinarsi di più alla sua misteriosa ricchezza.
La prima parte del libro affronta alcuni nodi problematici incontrati da Matte Blanco e ne propone un superamento attraverso una particolare concezione del rapporto tra mondo della coscienza e mondo inconscio. In particolare, sia la distinzione tra modo di essere simmetrico e asimmetrico che quella tra "totalità omogenea indivisibile" e "modo eterogenico dividente", portate alla loro estrema conseguenza condurrebbero alla deludente conclusione della non esistenza dell'inconscio più che ad una sua non pensabilità, come più volte era stato intuito dallo stesso pensatore cileno.
La difficoltà principale nasce, come dimostra efficacemente Pulli, dal fatto che queste peculiari logiche dell'inconscio presuppongono, per avere un senso, le distinzioni e le relazioni proprie del mondo cosciente. L'impossibilità di attribuire all'inconscio una realtà autonoma e originaria è, quindi, la conseguenza diretta dell' implicito rapporto tra le due logiche.
Ripartendo dal principio freudiano di assenza inconscia di negazione, esprimibile nell' affermazione parmenidea: "il non essere non è", e attraverso una serie di limpidi e rigorosi passaggi, l'autore arriva a dimostrare che la vera e indipendente logica dell'inconscio esprime in modo radicale il principio di non contraddizione. In effetti, il "non essere non è" non conduce soltanto alla concezione più tradizionale e generalmente condivisa dell'impossibilità per l'inconscio di vivere la negazione e il nulla, ma autorizza un altro esito, altrettanto rigoroso: "il non essere non è .. essere". Ossia esiste ma non ha nulla in comune con l'essere.
Così l'inconscio - al contrario della coscienza che non ha la possibilità di farsi una rappresentazione del puro nulla - vive in sé la distinzione assoluta tra il puro essere e il puro nulla. E "in sostanza, in virtù della sua compresenza con il vissuto del nulla che il puro essere - l'essere simmetrico e la totalità indivisibile - si rivela come un vissuto piuttosto che un non vissuto, piuttosto che nulla" (p.21).
In questo modo, la difficoltà illustrata precedentemente viene superata. In realtà, le diverse caratteristiche dell'inconscio individuate da Freud e da Matte Blanco sono tutte riconducibili all'"assenza della nozione del nulla" perché è solo questa a "impedire di dividere l'essere in elementi discreti, perché la discontinuità implica il nulla, implica un frammento di non essere tra un elemento e un altro" (p.16).
Inoltre, "sono delle caratteristiche, per così dire, non assolutamente originarie. Esse sono le forme della reazione psichica a qualcosa di più originario, di riposto in una profondità più remota della psiche (...) e che corrisponde al significato più profondo dell'assenza di negazione: il vissuto inconscio del nulla" (p.21).
Esiste un "luogo" più concreto, dove poter cogliere più da vicino l'essenza dell'inconscio, il doppio vissuto dell'essere puro e del nulla? Pulli individua questo luogo nel desiderio e dedica la seconda parte del libro alla sua analisi e alla originale concezione della condizione pre-desiderante.
Secondo la definizione freudiana, il desiderio si fonda, da una parte sul vissuto di una mancanza, di un vuoto, e dall'altra sulla presenza delle tracce mnestiche di un oggetto che sia in grado di colmarli, dell'idea di un possibile appagamento.
In questo senso, il desiderio implica il sentimento di una mancanza che è relativa - in quanto percepita come colmabile - e determinata, in quanto riferibile ad una determinata rappresentazione del suo superamento. L'origine del desiderio così concepita presuppone, però, l'esistenza di una condizione psichica di "urgenza vitale" antecedente al primo soddisfacimento e alla connessa formazione delle corrispondenti tracce mnestiche: la "condizione pre-desiderante".
In questa dimensione, il vissuto della mancanza necessariamente assoluto e indeterminato: non vi è alcuna àncora a cui far appello e forse tutti gli oggetti potrebbero servire allo scopo; si è privi non soltanto di un oggetto e di un sentiero per accedervi, ma dell'idea stessa di appagabilità. Il vissuto della non possibilità dell'appagamento (ossia la "percezione del mondo come assolutamente privo di promesse e di senso") e quello della non accessibilità degli oggetti (ossia l'assenza della rappresentazione stessa di una via d'accesso) possono considerarsi "senz'altro una forma del vissuto del nulla".
L'individuazione del punto di origine del desiderio consente all'autore, attraverso una serie di passaggi significativi di offrire un'interpretazione convincente dei numerosi enigmi che da sempre sono legati al desiderio.
L' assolutezza e l'indeterminatezza del vuoto pre-desiderante, infatti, non andranno perdute dopo il primo appagamento ma si innesteranno ai caratteri di relatività e determinatezza del desiderio. In particolare, il desiderio non tenderà soltanto a recuperare il soddisfacimento di un bisogno, ma - e qui va ricercata la sua essenza radicale - aspirerà intensamente a ritrovare quell'unica e irrepitibile emozione che segna l'attimo insperato e inaspettato in cui per la prima volta un oggetto emerge dal nulla della condizione pre-desiderante e apre l'essere all'idea di appagabilità.
"Ed proprio in questo stupore, in questa meraviglia dell'inaspettato, ciò che il desiderio tende a ripetere in più di quello che tende a ripetere il bisogno. Il desiderio, in sostanza, tende a ripetere la sua origine, l'evento del suo sorgere: l'evento dell'emergere dal nulla di un qualcosa di appagante" (p.31). Anche la sfera dell'indeterminatezza e quella correlata dell'inaccessibilità riescono ad insinuarsi in un punto debole dell'oggetto del desiderio.
Per l'indeterminatezza "questo punto debole è, al tempo stesso, il carattere più intensamente e più propriamente desiderato: (...) un qualcosa di minimo, quasi un nulla, un particolare irrilevante, incomprensibile da chi non fosse preso da quel desiderio, che rende l'oggetto iperdeterminato, unico, irripetibile fino all'inafferabilità. Ma (...) l'irripetibilità, l'unicità dell'oggetto del desiderio si risolve nell'aprirsi di un orizzonte in cui tutti gli altri oggetti appaiono nella sua luce, in cui si svela una segreta desiderabilità di ogni cosa"(p.35).
Portando poi ancora più a fondo l'analisi, arriva necessariamente alla conclusione che il desiderio non insegue il soddisfacimento del bisogno in quanto tale, ma mira a quell'emozione particolare legata all'originarietà dell'appagamento, al semplice sorgere di qualcosa dal nulla, al godimento che nasce - non da questa o quella caratteristica dell'oggetto - ma dalla sua semplice esistenza, dal vissuto dell'essere che si impone su quello del nulla. "L'emergere di qualcosa dal nulla non appaga altro se non il desiderio che ci sia qualcosa piuttosto che nulla.
E la sensazione di questo qualcosa coincide con la sensazione della vita stessa. Infatti quando una sensazione non è confrontata con un'altra sensazione ma con il nulla, essa si risolve nella sensazione stessa della vita" (p.43).
Ed ecco allora che, nella sua radice più profonda, è il desiderio stesso che si risolve nel sentimento originario e elementare della vita. Il desiderio è l'essenza della vita e la vita l'essenza del desiderio.
Mentre svolge la sua analisi del radicamento del desiderio sulla condizione pre-desiderante, Pulli istituisce un parallelo con il concetto di sensazione pura di Matte Blanco e dimostra come anche questo conduca alla stessa concezione dell'essenza del desiderio.
Il problema della pensabiltà dell'inconscio, a questo punto, può essere inteso come l'aspirazione del pensiero di captare in qualche modo la ricchezza e la purezza dell'essere che si racchiudono in esso. Seguendo Matte Blanco, l'autore individua questa "meravigliosa realtà" nell'intensità dell'esperienza propria dell' emozione, della sensazione pura. Esperienza che per un attimo fugace riesce ad accedere alla coscienza.
L'ultima parte del libro si preoccupa appunto di esaminare questo possibile "varco attraverso il quale il pensiero e l'emozione comunicano". In primo luogo, dimostra come la logica dell'inconscio precedentemente individuata sia più piena e radicale di quella della coscienza. Quest'ultima in sé è più contraddittoria e riesce a trovare il suo senso più compiuto soltanto "appoggiandosi " alla prima. Invertendo così l'ordine di priorità tra le due logiche rispetto all'impostazione corrente, l'autore riesce anche a rendere conto in modo coerente dell'idea di Matte Blanco che "l'emozione è la matrice del pensiero".
Fondandosi su queste distinzioni logiche si individuano due forme di pensiero: una antagonista all'emozione in quanto ambisce al pieno accesso all'oggetto del desiderio, disconoscendo quel tratto di inaccessibilità che lo costituisce e il sottostante vissuto del nulla; questa forma di pensiero neutralizza e annulla non soltanto l'oggetto del desiderio, ma anche la vera emozione del desiderio.
L'altra è invece congeniale all'emozione, perché ha presente quel tratto, riconosce l'eredità del vissuto del nulla e non pretende di accedere all'oggetto sensoriale. Riesce, cioè, a distinguere tra il proprio oggetto del desiderio e il fantasma dell'emozione. Riconosce la celata identità tra inafferrabilità ed emozione. "Perché il desiderio, in ciò che ha di più proprio, in ciò che lo distingue dal bisogno, non vuole afferrare nulla, non ha bisogno di afferrare nulla, vive e vuole vivere l'inafferrabilità, perché è emozione, nient'altro che emozione.
E l'inafferrabilità di ciò a cui mira, della felicità e della vita stessa, non corrisponde a una loro negazione, a un'impossibilità di essere vissute, ma al loro viversi secondo questa forma che è la forma a loro più propria" (p.54). E quanto più si eviterà la spinta ad afferrare l'emozione tanto meno fugace sarà l'attimo in cui la sensazione della vita e della felicità si posa sulla nostra esistenza.
Un neonato partorito e abbandonato in un cassonetto, un corpicino che invano cerca di respirare, di aggrapparsi ad un oggetto qualsiasi è un'immagine che suscita un orrore particolare proprio perché rimanda all'insostenibilità - per la coscienza - di quegli attimi infinitamente angosciosi e rivelatori di come la non accessibilità all'oggetto e alla vita - il vissuto del nulla - sia qualcosa di molto più concreto e vicino di quel che si creda.
I riflessi sulla teoria e sulla tecnica psicodinamica che possono originarsi dalla concezione appena esposta meriterebbero uno studio attento e approfondito, in quanto possono già intravedersi delle incidenze per nulla marginali. Solo a titolo di esempio vorrei osservare che se accettiamo l'idea che la meta essenziale del desiderio non sta tanto nel "rinvenimento dell'oggetto originario" o della relazione oggettuale primaria, quanto in quella particolare emozione che contraddistingue il momento e la sorpresa in cui l'oggetto emerge dal "nulla" e consente di salvarci dall'angoscia assoluta e indeterminata della condizione predesiderante, concetti come "narcisismo primario" o "amore primario" andrebbero perlomeno rivisti e corretti.
Il punto di riferimento non sarebbe più il "paradiso perduto" di una condizione statica e pre-oggettuale, ma lo scarto, il salto tra una condizione di pura disperazione e un'altra di immensa felicità per il primo incontro con l'oggetto che ci permette di vivere. Il desiderio diviene desiderio di "magia" e di "miracolo" e pur fondandosi sull'esperienza emotiva originaria, sarebbe essenzialmente rivolto al futuro, al nuovo, al mai sperimentato.
Tale concezione potrebbe anche portare ad un'integrazione dell'apparente antinomia tra la visione freudiana più rivolta alle tracce del passato e quella più teleologica di Jung. Significative conseguenze potrebbero delinearsi anche per la concettualizzazione dell'innamoramento e del transfert.
L'amore e l'amore di transfert in particolare andrebbero guardati non come il trasferimento di antiche forme di relazione, ma come l'emergere in tutta la sua realtà dell'essenza e dell'emozione del desiderio, fondamentalmente indipendente dalle caratteristiche degli oggetti passati e presenti. Non è forse l'analista - per il paziente - il rappresentante radicale della convergenza tra accessibilità e inaccessibilità? E allo stesso tempo della possibilità che la vita medesima possa erigersi sullo sfondo del suo vuoto, del suo nulla?
In "Riti e miti della seduzione" (Bompiani, 1994) Carotenuto osserva che vivere la seduzione è vivere la vita. Se essere sedotti comporta l'essere trasportati da una condizione senza significato verso un "altrove" denso di promesse, verso un "luogo" dove "esplorare le potenzialità sepolte e le verità insondate del sentimento", lo studio di Pulli contribuisce a tracciare la mappa dei due luoghi tra cui il soggetto viene trasportato: dal vissuto del nulla allo spazio magico in cui per la prima volta emerge l'essere e diviene possibile coniugare per un istante l'inaccessibile con l'accessibile.
E anche la seduzione ricondotta all'emozione fatale su cui si fonda la nascita del desiderio, verrebbe a risolversi nella seduzione della vita, del sentimento originario della vita stessa.
La connessione si fa ancora più nitida quando ricordiamo come la creatività, fulcro della concezione carotenutiana, venga spesso definita come la capacità umana di dar vita a qualcosa che prima non esisteva.
La necessità di confrontarsi con la terminologia tecnica elaborata da Matte Blanco può rendere, a tratti, la lettura più impegnativa e meno godibile, ma lo sforzo richiesto è davvero poco rispetto alla semplicità e all'ampiezza della visione dell'esistenza che ci viene offerta in queste poche pagine.
Limitare le nostre considerazioni all'originalità del contenuto di questo testo significherebbe fare torto ad un risvolto niente affatto secondario della scrittura di G. Pulli e in fondo, alle sue stesse conclusioni.
In molti autori il tentativo di inquadrare e di rendere intelligibili dimensioni oscure quali quelle dell'inconscio o dell'eros, si risolve, purtroppo, nella costruzione di nuovi schematismi riduzionistici, che conducono a perdere di vista lo stretto legame fra la ricchezza propulsiva di questi fenomeni e la loro fondamentale inafferrabilità.
E' esattamente questo il rischio che non si corre nello stile espositivo dell'autore. Accanto alla logica rigorosa e limpida che guida i diversi passaggi che conducono alla dimostrazione delle sue ipotesi teoriche, vi è sempre un contemporaneo e sotterraneo rimando alle dimensioni più invisibili e imprescindibili dell' essere umano.
Coerentemente con la distinzione da lui proposta tra pensiero congeniale e pensiero antagonista all'emozione, la scrittura di Pulli è strutturalmente guidata dal primo. Sarebbe davvero interessante, a questo proposito, esaminare gli scritti teorici psicodinamici sulla base di questo criterio.