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MELINDA E MELINDA, UN FILM DI WOODY ALLEN

In una vecchia intervista alla domanda se facendo un film all’anno non teme la routine, Woody Allen risponde che a lui piace essere come il beaujolais, c’è una produzione annuale e la gente può dire: “Quest’anno era buono” oppure: “Questa vendemmia è un po’ deludente”. In realtà nell’apparente iperproduzione di Woody Allen –che ha già finito di girare il suo film numero 36 che noi vedremo solo l’anno prossimo– c’è una necessità individuale molto profonda che lo porta ad attingere con continuità alla propria dimensione creativa per rispondere nel migliore dei modi, che non a caso ha espressione comica, a una visione profondamente pessimistica della vita. E in Melinda e Melinda, che a nostro avviso è un’ottima annata, Allen prova un po’ a suggerirci questo, che anche se al male non c’è mai fine, se proviamo a guardare alla vita con occhio comico il massimo che possiamo dire è che qualcosa è così tragico che possiamo solo riderci su…

LA PERSECUZIONE E L’ASSASSINIO DI J.P. MARAT, RAPPRESENTATI DAI RICOVERATI DEL MANICOMIO DI CHARENTON, SOTTO LA GUIDA DEL MARCHESE DI SADE
di Peter Weiss

Ideazione e regia di Walter le Moli, Teatro Argentina, dal 11 al 22 febbraio 2005

Generalmente abbreviata in Marat/Sade, quest’opera del 1964 diede al suo autore celebrità internazionale. Ambientata nel 1808 nel manicomio di Charenton dove i malati liberati dai letti di contenzione erano sottoposti a quel “trattamento morale” introdotto da Pinel, mostra la rappresentazione di un dramma scritto da Sade e recitato dagli internati davanti a un pubblico elegante proveniente dalla vicina Parigi.
Soggetto della piéce è l’assassinio di Jean-Paul Marat interpretato da un ricoverato afflitto da eczema che ha tratto giovamento dall’idroterapia, mentre Carlotta Corday è una giovane ricoverata per depressione e amnesia. Il Divin Marchese la cui sragione continua a vegliare nella sua notte (Foucault, 1972) è “ospite” anche lui del manicomio che viene visto come metafora del mondo. La conclusione del dramma in cui gli internati sfuggono al controllo provocando una disordinata rivolta, indica il possibile esito della visione anarchica e sensualistica di Sade. Nella struttura l’opera ricalca la forma brechtiana con un presentatore che annuncia le scene e canzoni che inducono a riflettere sulle azioni.
Famosissima è la messa in scena di Peter Brook di cui esiste anche un film, oggetto di culto negli anni ’70.
Della regia di Le Moli non possiamo dire nulla essendo quella dell’Argentina la prima rappresentazione nazionale ma, non fosse altro per il valore del testo e per l’esucuzione magistrale dell’Ensembe Europa Galante diretta da Fabio Biondi de Le Quattro stagione di Vivaldi, lo spettacolo merita di essere visto.

LA NOTTE PAPA' SORRIDE
di e con Paolo De Vita, regia di Marcello Cotugno

“La notte papà sorride”, di e con Paolo De Vita, ha debuttato il 2 dicembre 2004 al Teatro Due di Roma e sarà in scena sino al 23 dicembre. Nelle parole dell’Autore, “è la storia di un bambino da quando ha dieci anni e suo padre ne ha quarantaquattro sino a quando il bambino ne ha quarantaquattro e suo figlio dieci”… In un solo atto, accattivante nel sapiente alternare comicità e malinconia, si ripercorre il rapporto tra un padre e un figlio, che si sono persi e si cercano nella memoria e nella vita. Un excursus lungo gli anni sessanta e settanta, scanditi dalla efficace colonna sonora scelta dal regista Marcello Cotugno. Un’occasione – per lo spettatore – di confrontarsi anche con la propria esperienza/esistenza, attraverso l’immersione empatica nel mare della memoria.

CANTICO DEI CANTICI
Regia di Eimuntas Nekrosius, Teatro Argentina, dal 15 al 19 dicembre 2004
Spettacolo in lingua lituana con sovratitoli in italiano


Lui, le metteur en scene viene da Vilnius (Lituania). Nell’ultimo ventennio, con i suoi spettacoli elementari e “barbarici”si è guadagnato un’aureola di solitario e ammirato maestro. Le sue regie sempre antinaturalistiche, spaziano dal grottesco al metafisico; qualunque sia la cifra stilistica adottata, l’attore è sempre l’elemento su cui si fonda lo spettacolo: attore/ballerino acrobata/cantante/musicista, può essere addirittura usato come “elemento”della scenografia. Malgrado i suoni incomprensibili di una lingua così lontana, il processo di identificazione dello spettatore con ciò che sta avvenendo sulla scena è immediato. Il testo, attribuito al re Salomone, celebre per la sua saggezza, per la sua vena poetica e per i suoi amori, fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia. Su di esso molto, forse troppo è stato scritto e al di là delle interpretazioni anche bizzarre che di questi versi si sono volute dare, resta soprattutto una celebrazione dell’amore umano nell’accezione più vasta del termine. Spettacolo da non perdere.

VICENDA PARMALAT E DINTORNI