
(Estratto)
Mentre i personaggi kafkiani rimangono schiacciati dalla colpa, per sempre smarriti in una condizione di gelo e abbandono, perché incapaci di lasciarsi salvare dall'amore che tutto comprende e tutto trasforma, Lucio compie fino in fondo il suo cammino di morte e rinascita.
L'oro che nel titolo è associato alla parola asino riassume questo percorso, un percorso assimilabile alla trasmutazione del piombo in oro, l'oro dei filosofi, il mitico lapis, la pietra filosofale, meta del processo alchemico. Lucio ha scoperto e riscattato la sua animalità, l'ha trasformata in qualcosa di prezioso che gli consente di partecipare ai misteri divini. Trasfigurando la sua natura bestiale, ha congiunto la sua parte ctonia con quella uranica, la carne con lo spirito. Da asino ha infatti portato la sacra effigie della dea, così come Cristo cavalca un asino per entrare in Gerusalemme.
L'oscurità di una materia compromessa dal male viene illuminata e redenta dalla scintilla divina, da quel divino che ciascuno reca nelle profondità del suo essere. Ancor prima della conclusione, l'accostamento dei due poli, l'animale e il divino, svela il significato iniziatico del romanzo. Lucio deve pottare pazientemente la sua divinità, attendendo in silenzio, imprigionato in una pelle animale, che questo divino ancora irrelato illumini e trasformi il suo lato oscuro e inferiore.