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Kata Lévy





Inizia un'analisi con Freud nel 1918.

Termina la formazione analitica con Ferenczi e, nel 1928, è membro della Società Ungherese di Psicoanalisi.

Nel 1954 emigra a Londra col marito Lajos, uno dei cinque fondatori, nel 1913, della Società Psicoanalitica Ungherese. Ambedue diventano soci della British Psycho-Analytical Society.

Kata Lévy lavora alla Hampstead Child Therapy Clinic e partecipa al progetto ideato da Dorothy Burlingham di una analisi simultanea di madri e figli.


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Kata Levy (in tedesco)


Kata Levy e il silenzio in analisi


1958

Lévy, K. «Silence in the analytic session», in International Journal of Psychoanalysis, 39.

Se è vero che il silenzio viene in questo contributo riconosciuto come un problema vecchio almeno quanto il metodo della libera associazione, è anche vero che permane nei suoi confronti la prospettiva negativista propria, con qualche rara eccezione, della prima psicoanalisi. Il silenzio è una inibizione del parlare, una difficoltà del comunicare, una resistenza che blocca il flusso associativo. Il silenzio non accade, ma è causato. Qualcosa fa accadere il silenzio. Il silenzio non si appartiene. E' un blocco che va risolto. A prescindere dalle altre considerazioni svolte da Kata Lévy, vale qui la pena di ricordare brevemente le sue indicazioni tecniche intese a sbloccare il silenzio del paziente. Si tratta fondamentalmente di ridurre l'angoscia che è il primo dei fattori in gioco nel silenzio del paziente. Ciò non può essere conseguito con un silenzio rigido da parte dell'analista, dal momento che la rigidità aumenta l'angoscia. Si tratta allora di stare in silenzio con attesa e senza impazienza. Occorre evitare la tentazione di soddisfare i desideri del bambino dentro l'adulto, bambino che cerca di sedurre l'analista, di portarlo dalla propria parte. I silenzi recedono quando il paziente si rende conto che tale seduzione non è praticabile. Il paziente non rinuncia alla propria angoscia, alle proprie difese, se prima non si sente sicuro al cospetto del «superio esteriorizzato» (ovvero l'analista). Sembra insomma che esistano due analisi: una infantile (il trattamento del bambino nell'adulto) tesa a depotenziare l'angoscia e l'altra, adulta, che inizia una volta privato il silenzio di tutti i suoi possibili motivi.

Estratto da

I silenzi e la psicoanalisi. Rassegna bibliografica, a cura del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, coordinata da Giorgio Antonelli, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 43, Napoli, Liguori, 1998.