
Abram Kardiner
Menschenkenner
Iscritto nel 1916 alla Facoltà di Antropologia e Filosofia della Columbia University, fa la conoscenza del filosofo Dewey e del linguista Boas. Si laurea in medicina alla Cornell Medical School. Su raccomandazione di Horace Westerlake Frink, va a Vienna nel 1921 per fare analisi con Freud. E' Freud a chiamarlo "Menschenkenner", cioè conoscitore del cuore umano. Ritornato negli Usa, si stabilisce a New York. Tra il 1923 e il 1927 fa supervisione con Frink, Brill, Rank e Franz Alexander. Contribuisce a fondare il primo istituto americano di training psicoanalitico. Applica la psicoanalisi all'antropologia culturale.
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Abram Kardiner (in inglese)
Abram Kardiner (in inglese)
Kardiner sui silenzi di Freud
in L. Albano, Il divano di Freud. Memorie e ricordi dei pazienti di Sigmund Freud, Pratiche, Parma, 1987.
In analisi Freud parlava. La testimonianza di Abram Kardiner (tratta dall'autobiografico My Analysis with Freud. Reminiscences, New York, Norton, 1977, tradotto in italiano col titolo Una piccola nevrosi, Roma, Sesamo, 1977) è interessante per più d'un verso. Sicuramente Freud parlava in analisi. Ma non con tutti. Parlava con Kardiner, per l'appunto, ma non con gli inglesi, con Jones e Rickman ad esempio. Quest'ultimo sospettava che durante il suo silenzio Freud dormisse e una volta era giunto anche a dirgli: «Quello di cui parlavo non era molto importante, Herr Professor, quindi può rimettersi a dormire». Kardiner sembra trarre; dalla conversazione avuta con Jones e Rickman (meravigliati dal fatto, per loro eccezionale, che Freud con lui parlasse), conseguenze di vasta portata relativamente allo stile analitico degli psicoanalisti inglesi. «Ero incline a credere» scrive Kardiner «che la condotta di Freud nei riguardi di questi studiosi inglesi avrebbe dato adito alla scuola inglese di psicoanalisi, in cui l'analista non dice nulla in alcun momento, salvo Buongiorno o Arrivederci». Lo stile analitico inglese sarebbe dunque nato dall'equazione linguistica di Freud, la sua idiosincrasia per certi pazienti e, anche, la sua idiosincrasia per la lingua inglese.
Estratto da
I silenzi e la psicoanalisi. Rassegna bibliografica, a cura del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, coordinata da Giorgio Antonelli, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 43, Napoli, Liguori, 1998.
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