Per tutta la vita Cioran ha teorizzato la liberazione dalla vita e lo smascheramento delle illusioni. Secondo il pensatore rumeno, infatti, la vita è intessuta di nulla e dolore e per l’uomo non c’è altra possibilità di salvezza, se non nella morte. All’interno di questa tragica “visione del mondo”, caratterizzata da una infinita disperazione, Cioran ri-scopre, in tarda età, l’improvviso battito del cuore, la “magia” dell’amore, che riaccende desiderio e passione e che tramuta il vuoto dei giorni, in giorni degni di essere vissuti.
A testimonianza di questo inedito / appassionato Cioran, meno nichilista, e anzi, ardente seduttore, è il volume Per nulla al mondo, pubblicato in Germania nel 2001 e recentemente apparso anche in Italia presso l’editore marchigiano L’Orecchio di Van Gogh.
Tra la fine di gennaio e l’inizio del febbraio 1981, il settantenne filosofo rumeno riceve una lettera d’ammirazione da parte di una giovane insegnante tedesca di filosofia e letteratura, Friedgard Thoma, affascinata dai suoi aforismi “insolenti” in grado di “ravvivare il cuore”. Cioran risponde e ringrazia la giovane lettrice, invitandola a fargli visita, qualora si fosse trovata a Parigi. Estasiata della missiva ricevuta, Friedgard Thoma, spedisce a Cioran una nuova lettera, allegando stavolta, con atteggiamento “frivolo” e “vanitoso” una sua foto, al fine di consentire al pensatore di Sibiu “una delle più grandi menti di Parigi”, di figurarsi il volto dell’ammiratrice teutonica.
Tra i due inizia così un fitto scambio di lettere e telefonate, che sfocia in un incontro nella capitale francese presso l’Hotel St. Louis nel periodo pasquale del 1981. Cioran giunge all’appuntamento con leggero anticipo. È “un uomo di costituzione fragile (…) che si guardava intorno vagando senza meta”. Lei, conscia della propria bellezza e della propria giovinezza, sfoggia l’arma della seduzione per “catturare” l’attenzione dell’uomo e del filosofo: “cercai di apparire attraente, indossando un abito nero non troppo corto”. La coppia passeggia tra i boulevards parigini parlando e scherzando. Insieme cenano alla mansarda di Rue de l’Odeon, poi Cioran riaccompagna l’affascinante Friedgard Thoma in hotel: “Davanti all’hotel Cioran mi baciò la mano destra. Presa dall’entusiasmo, lo abbracciai e sfiorai con le mie le sue guance”.
Per Cioran è colpo di fulmine: improvviso, inaspettato, destabilizzante. Il deluso e distaccato pensatore del nulla, inciampa, suo malgrado, nella trappola dell’Eros: si innamora. Nonostante la tarda età, Cioran prova per la giovane donna una forte attrazione, anche e soprattutto fisica. Il desiderio di accarezzare un corpo, di possederlo, è ancora forte, tanto da mettere a tacere il lucido pensiero nichilista. Si riaccende così la speranza lì dove per una vita intera c’era stata solo angoscia e disperazione. “Lei è diventata talmente importante per me che mi chiedo come il nostro incontro finirà. Vorrei rifugiarmi con Lei su un’isola deserta, e piangere tutto il giorno”, scrive in una lettera del 12 maggio ‘81, e ancora il 17 luglio: “Lei è diventata il centro della mia vita, la dea di uno che non crede in nulla, la più grande felicità e sventura che mi sia capitata”.
Il profeta dell’antiutopia e del regresso, colui che ha denunciato l’insensatezza della vita e la nullità di tutto l’esistente (dopo Schopenauer e Leopardi), viene colto da una passione ardente, struggente, in grado di attenuare il disagio per la vita e affievolire il sentimento della noia. La vita riacquista per il malinconico Cioran una nuova sembianza. L’inferno del mondo si tramuta in attesa della persona amata: brama / pena d’amore. È di certo un nuovo inferno, ma di diverso aspetto, di certo meno bruciante rispetto alla noia, al vuoto delle emozioni: “Lei mi ha (provvisoriamente) guarito dalla noia. Il tempo che è trascorso dalla sua comparsa è stato talmente ricco, così colmo di significato, imprevedibile, così pieno di Lei, che le sono riconoscente per tutte le gioie e le scosse che sono legati al suo nome”. (6 ottobre 1981).
Negli anni, il feeling tra l’avvenente giovane tedesca e il vecchio viandante rumeno-parigino si protrae, nonostante la differenza di età e la distanza. Si susseguono ancora lettere e telefonate, incontri tra Parigi e Colonia. Ovviamente, il trasporto fisico cede il passo progressivamente, ad una tenera, “paterna” amicizia, ad una complicità emotiva, grazie soprattutto all’intelligenza e al garbo di Friedgard Thoma, che riesce a far rientrare nei giusti argini la travolgente libidine di Cioran. In una delle sue lettere leggiamo infatti: “Lei mi ha trascinato nell’immediatezza inequivocabile d’una relazione fisica, mentre io cercavo l’erotica ambiguità della relazione intellettuale”.
Il ritratto che emerge da questo epistolario privato, non tradisce per nulla il Cioran “ufficiale”, filosofo del disinteresse e della rassegnazione, ma anzi mette in luce l’umanità di Cioran, le debolezze di un uomo canuto e stanco, che ancora in tarda età desidera amare ed essere amato. Più di ogni altra cosa il volume ricorda come l’amore possa essere considerato la più grande illusione in questo mondo e la forza più potente, in grado di dare un senso alla vita. Ben lo sapeva Aldo Carotenuto: “Una delle caratteristiche più significative dell’esperienza amorosa scrive lo psicanalista napoletano è la sensazione di non poter opporre alcuna resistenza al turbine di emozioni che ci assale nel momento dell’incontro con l’altro. Sentiamo di doverci arrendere e lasciarci catturare dall’altra persona, è come se fossimo in uno stato ipnotico, ove nulla è possibile se non un’adesione incondizionata a colui che amiamo. L’amato cerca nell’amante un intenso turbamento, un legame che possiede la prerogativa di attivare risorse ed energie fino a quel momento inespresse” (Il gioco delle passioni, p. 13).
Ecco, Cioran, nell’incontro con Friedgard Thoma è avvinto dal demone dell’Amore e si lascia trasportare nell’estasi dello sguardo di Lei, sino al completo abbandono dei sensi. A dettare le regole di questo gioco, non è mai la potenza dell’intelletto, bensì quella incontrastabile del cuore. Quando il cuore batte, infatti, il pensiero tace. Anche se è il pensiero di un grande pensatore, anche se è il pensiero del disilluso Cioran.