home chi siamo giornale storico del centro studi conversazioni convegni schede recensioni biblioteche who's who opinioni



Schizzi su Boss



Tratto, in parte, e adattato da G. Antonelli, Schizzi genealogici psicofilosofici, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, aprile 2008




Ouverture senza data

Quando Heidegger, scrivendo a Boss, parlerà del proprio interesse per i problemi della psicologia e della psicoterapia lo farà per legarlo, quell’interesse, al lato dei principi. Dal canto suo Boss emigrerà dai quartieri psicoanalitici in quelli esistenziali alla ricerca dei fondamenti. Lo stesso fanno gli psicoterapeuti esistenziali sulla scia di Boss. E sarà ancora una questione di fondamenti a regolare la critica di Heidegger, reiterata da Boss, alle applicazioni esistenzial-psichiatriche di Binswanger. Colpevole, quest’ultimo, di aver onticizzato l’ontologico. Di aver parlato di amore in luogo di cura. La cura è il fondamento, l’amore è incluso nella cura, l’amore è ontico. La cura viene prima. Significa l’essere stesso dell’uomo. L’amore vale, la cura prevale. La cura è originaria.

1937

Alla Yale University Jung tiene tre lezioni di religione “alla luce della scienza e della filosofia”. Dalle prime battute Jung si presenta al pubblico come fenomenologo. Sebbene molti, protesta Jung, lo abbiano chiamato filosofo, egli si considera un empirista legato al punto di vista fenomenologico. Più avanti insiste nel definire che quanto va sostenendo non è filosofia platonica, ma psicologia empirica. Sull’equazione fenomenologica della psicologia analitica si scriveranno libri. E, però, la tesi è pleonastica, dal momento che, come si è già detto, chi fa analisi, se fa analisi, è naturalmente fenomenologo. Ovviamente non sono mancate le critiche alle intenzioni fenomenologiche di Jung. Boss, in Psicoanalisi e analitica esistenziale, pubblicato venti anni dopo, affermerà che i bei propositi di Jung sono compromessi dal fatto che egli è sempre rimasto uno “scienziato naturalista”.


1947

Lo psicoanalista svizzero Medard Boss contatta epistolarmente Heidegger e si dirà sorpreso del fatto che Heidegger gli risponda. Stando a quanto riferisce Gion Condrau, Boss aveva tentato di leggere Essere e Tempo, ma aveva trovato il libro di difficile comprensione. Heidegger si mostra disposto a dargli tutto l’aiuto necessario.

1952

In una lettera inviata a Medard Boss il 2 agosto Heidegger muove delle considerazioni all’introduzione al libro di quello, Der Traum und seine Auslegung (Il sogno e la sua interpretazione), pubblicato l’anno seguente. Heidegger raccomanda a Boss di evidenziare qualcosa che percorre tutto il suo lavoro “non una deduzione e spiegazione causale dei sogni, bensì mostrare i sogni stessi in ciò che essi dicono e nella loro attinenza al mondo, portarli innanzitutto a parlare, i sogni non in quanto sintomi e conseguenze di qualcosa di retrostante, bensì esso stessi nel loro mostrare e solo in questo. Solo con ciò inizia la problematicità della loro essenza”.

1953

La Auslegung di Medard Boss

Pubblicazione di Der Traum und seine Auslegung (Il sogno e la sua interpretazione), di Medard Boss. Nel capitolo 13, intitolato “Applicazione pratica di un’interpretazione fenomenologica dei sogni” Boss afferma che l’analisi esistenziale, allo stesso modo dell’ontologia fondamentale di Heidegger, studia “soltanto” la natura dell’essere e in particolare l’essere dell’uomo. In ciò si differenzia anche dall’approccio puramente antropologico di Binswanger. Qualora lo psicoterapeuta concepisca l’essenza dell’uomo come esistenza (nel senso di Heidegger) allora, scrive Boss, parlerà di “cura completa” soltanto a condizione che i suoi pazienti “possano vedersi, per così dire, come luce che emana dal mistero dell’esistenza, luce nei cui raggi sia consentito, a tutte le cose e a tutti gli esseri umani, di apparire e di svilupparsi secondo la propria natura”. Di particolare interesse è l’affermazione secondo cui l’analisi esistenziale sarebbe indifferente alle tecniche psicoterapeutiche. Potrebbe idealmente irradiarsi di qui il refrain che caratterizzerà, oltre alla psicoterapia esistenziale, le pratiche filosofiche, in particolare la consulenza filosofica, e cioè che non sono psicoterapia. Il refrain di Freud, come s’è visto, suona: la psicoanalisi fa da sé, non è influenzata dalla filosofia (il che dimostra, à la Bloom, la sua angoscia d’influenza); il refrain di Husserl, in modo analogo, suona: la fenomenologia inizia da sé; uno dei refrain del filosofo pratico suona: quello che faccio non è terapia (e anche se fosse, casualmente, accidentalmente, terapia, non mi riguarda).

1957

Pratica freudiana e esistenzialismo secondo Boss

Pubblicazione di Psicoanalisi e analitica esistenziale, di Medard Boss. La pratica freudiana, secondo Boss, armonizza intrinsecamente con le idee esistenziali, non (e radicalmente non) con la teoria. Di questa divaricazione, in psicoanalisi, tra teoria e prassi aveva già fatto questione Rank.

1959

Dai seminari di Zollikon agli psicologi esistenzialisti d’oltreoceano

Iniziano (e si protrarranno fino al 1969) i seminari di Zollikon, tenuti da Heidegger, organizzati da Medard Boss e rivolti a un pubblico di medici, psichiatri, analisti. Nelle intenzioni di Heidegger c’è il voler liberare i giovani medici dalla Praxis, dal “loro smisurato irretimento nel loro sapere specialistico e nel mero esercizio della professione”. Più in generale, e nell’ottica del fondamento, Heidegger pensa alla creazione di cellule di resistenza contro l’inarrestabile potenza della tecnica, cellule che tengano desta la meditazione e preparino la Umkehr, l’inversione, allorché sarà divenuta insostenibile la desolazione universale. Hillman avrebbe parlato di cent’anni di psicoterapia e di un mondo che va sempre peggio. Con Heidegger potremmo parlare di 25 secoli di filosofia e di un mondo che certo meglio non va. Per dire cosa, infine? Che filosofia e psicoterapia sono il discorso del servo.


1969

In occasione dell’80° compleanno di Heidegger, Boss gli indirizza una “lettera dall’amico” pubblicata il 5 ottobre. Rievoca, Boss, come sia scaturita la comune idea dei seminari di Zollikon: dal desiderio di Heidegger di dare l’aiuto del suo pensiero filosofico al maggior numero di uomini sofferenti e dal bisogno di Boss di un solido sostegno alla sua scienza medica (“Un fondamento scientifico capace per il mio fare di medico”).

1975

Nel capitolo quinto di Ho sognato la scorsa notte… Medard Boss mette in discussione l’adesione formale di Sartre e Binswanger al Dasein di Heidegger. I due, in realtà, si atterrebbero, secondo Boss, al soggettivismo cartesiano. Anche questo, oramai è chiaro, è un refrain, l’antiDescartesrefrain. Heidegger lo fa risuonare non meno di Freud. Ambedue, dunque, ne hanno goduto. Duello e racconto non sono forse questo: una forma, anzi, la forma per eccellenza del godere? Una risposta all’afanisi.

1981

L’8 febbraio Medard Boss tiene a Friburgo una lezione su Il significato di Martin Heidegger per il lavoro con persone sofferenti e per lautocomprensione della psicoterapia. L’esordio, obbligato, è da Binswanger o, meglio, dai guai che Binswanger avrebbe combinato. L’abbiamo già visto. Ha frainteso del tutto, Binswanger, il termine “cura” da Heidegger inteso ontologicamente “quale caratterizzazione dell’intera costituzione fondamentale dell’uomo” e da Binswanger onticizzato. Binswanger, sostiene Boss, impiegò quel termine “per designare un modo singolo, puramente ontico, di eseguimento della cura, cioè quello del commercio afflitto e tetro con le cose. A causa di questo fraintendimento, Binswanger aveva infatti poi creduto di dover integrare la ‘cura’ heideggerriana con un saggio sull’amore”. Heidegger, nel corso dei seminari di Zollikon, aveva più volte fatto riferimento al “completo fraintendimento” del suo pensiero da parte di Binswanger. Quanto alla psicoanalisi, ne esistono due accezioni. Una originaria: psicoanalisi come “nuovo procedimento terapeutico ricavato dalla prassi professionale immediata”. Una successiva: la secondaria fondazione teorico-scientifica chiamata da Freud “metapsicologia”. Va da sé che per Boss, entusiasta della prima accezione, nella seconda, metapsicologica, si tratta di “un’impalcatura di speculazioni completamente superflue, anzi fuorvianti”. Si tratta di una distinzione già presente in Rank. Il quale non casualmente aveva a suo tempo individuato un al di là della psicoanalisi e della psicologia.