Quali connessioni psichiche possiamo trarre da questa strada mitica, dal momento che Hermes rappresenta “l’archetipo dell’inconscio?”.
Nel dialogo, ovvero nella comunicazione, così come si racconta nell’Inno Omerico, tra Apollo ed Hermes, ci sono elementi significativi che accompagnano il nostro lavoro; Apollo cerca la luce, la verità, la sincerità; la sua è una coscienza solare, lineare, amante della coerenza e della traiettoria che uccide con le sue frecce. Hermes invece è il signore del commercio, del baratto, dio dei ladri; è messo ai crocicchi delle strade ed è psicopompo delle anime. Ma soprattutto è il messaggero di Zeus.
Ritorna il tema del messaggio, della notizia, della comunicazione, del potere arrecare all’altro idee, pensieri, immagini che vengono dall’alto, dal cielo; ma tende anche a rappresentare il basso, la notte, l’invisibile, muovendosi sulla scena delle trame mitiche come l’unione degli opposti, metaforicamente immaginati nel tema dell’ermafrodito. Se Hermes ha a che fare con la duplicità della vita/morte, allora la comunicazione non appartiene solo al regno diurno e tutti gli sforzi dell’essere umano di apportare solarità, certezza, ragione, dati obiettivi e sicuri, rappresentano solo un aspetto della comunicazione, alquanto limitante poiché disgiunge la coppia Apollo/Hermes e mette sul trono della comunicazione unicamente il dio del sole.
Nell’Inno Omerico ad Hermes, il dialogo tra i due fratelli viene segnato da un monologo di Hermes al padre Zeus, in cui sostiene di non aver mentito e di non aver rubato. A questo atteggiamento il padre rispose con una grande risata; in termini psichici questo rapporto col lato ermetico lo troviamo spesso negli incontri di psicoterapia, dove inganni, imbrogli, false promesse, scappatoie e scorciatoie, aspetti rimossi e scissi risultano albeggianti e spesso queste modalità mettono il terapeuta in scacco ed attaccano la sua visione del mondo.
Certi se questi eventi vengono visti da un punto di vista moralistico (e sarebbe interessante fare delle riflessioni sulla morale nella relazione terapeutica), rimangono ingabbiati ed imprigionati nella dinamica sclerotizzante padre/figlio: la legge, l’autorità, il potere. Se invece vengono guardati dal punto di vista della dimensione archetipica ed immaginale (Zeus/Hermes), allora nel lavoro terapeutico con pazienti affetti da disturbo di personalità e da psicosi, forse questi aspetti mercuriali possono essere delle strade per entrare nella via regia dei complessi, negli aspetti isterici ed istrionici, abbordare le difese paranoiche e penetrare nelle stanze di un castello (quello del paziente) che sullo scenario del collettivo appare dominato dalla solarità di Apollo, mentre poi nelle stanze regali dell’interiorità appare incapsulato nella paura dell’inconscio.
Nella psicoterapia l’idea che il terapeuta rappresenta il depositario della vita e della conoscenza, mentre il paziente colui che deve solo usufruirne determina una modalità relazionale che non coglie la complessità e le sfaccettature di alcuni disturbi della relazione: “quando l’analista sostiene di essere solo l’analista ed il paziente solo il paziente, c’è un elemento di falsità nella situazione. L’analista che esige la verità e niente altro che la verità, probabilmente è più nel ruolo del confessore, con qualche caratteristica dell’inquisitore, più che essere uno che crede in una psicoterapia sostenuta dalle immagini di Hermes”.
L’autore mette in evidenza con tale lavoro come nella società attuale la comunicazione si stia imponendo in tutti i settori, privilegiando gli aspetti della rapidità e velocità, alcune delle caratteristiche del dio Hermes, messaggero degli dei. Parlando del mito di Hermes si possono cogliere molti altri aspetti non diurni ma notturni della comunicazione, dal momento che tale mito ci ricollega al mondo invisibile, dell’ambivalenza e del linguaggio ermetico così importante nel lavoro di psicoterapeuti. Ciò è strettamente connesso alla dimensione del sogno che si nutre di uno stile comunicativo legato ad una dimensione simbolica ed immaginale, sfuggendo alla logica della coscienza razionale di tipo apollineo che tende ad imporre il proprio stile di pensiero. Evidenziare e cogliere le connessioni analogiche tra il mito di Hermes e l’attività onirica permette di gettare uno sguardo sugli aspetti ombrosi e ambigui della comunicazione che in maniera imponente fa il suo ingresso sulla scena del lavorio psicologico e psicoterapico. La consapevolezza della specificità dei due stili di comunicazione, apollineo ed ermetico, permette al terapeuta di allargare i confini della coscienza, attuando un processo di differenziazione tra sfera inconscia e cosciente, così importante nella cura del disagio psichico.
This article points out how in our present society the weight of communications is felt in all sectors, with the result that priority is given to the aspects of rapidity and speed which are particular characteristics of Hermes, the messenger of the gods. As regards the myth of Hermes, various other aspects of communications could be cited which are not diurnal but nocturnal, since that myth connects us once more to the invisible world of ambivalence and that hermetic language so important in psychotherapy. That in turn is closely related to the dimension of the dream which is nourished by that style of communication bound to a symbolic and imaginal dimension, far removed from the logic of rational, Apollonian consciousness which tends to impose its own style of thought. Identifying and comprehending the analogical connection between the myth of Hermes and the oneiric dimension makes possible a glimpsing of those ambiguous, shadow aspects of communication which powerfully enter onto the scene during psychological and psychotherapeutic work. That awareness of the specific nature of the two styles of communication apollonian and hermetic allows the therapist to expand the confines of the consciousness, triggering thus a process of differentiation between unconscious and conscious spheres, essential to the treatment of psychic discomfort.
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