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Guadagnare in modo creativo,

lincesto psichico e il femminile

(con Marianna Stinà)



Ma il punto è che il nemico non è l’uomo reale, il partner. Il nemico è interno, l’usurpatore castrante vive dentro queste donne e agisce fuori attraverso la proiezione.

L’Amazzone, la donna forte che si basta da sé e che non ha bisogno di un rapporto con l’uomo, è piuttosto ingannevole, poiché incarnarsi nella Vergine Indipendente è speculare all’identificarsi con la Gattamorta seduttiva apparentemente assoggettata all’uomo. Pertanto, esaltare l’indipendenza e l’autonomia del tipo Virago è solo l’espressione dell’altra polarità affettiva ed equivale, nel profondo, alla dichiarazione tenera di chi teme l’abbandono e non accetta il proprio bisogno di dipendenza sana, il riconoscimento della debolezza insita in ciascuno di noi, uomo o donna. A parlare sono donne emotivamente chiuse nel circuito narcisistico, dove a dettare il comportamento è il terrore dell’abbandono, aggirato da una contromossa difensiva: abbandonare emotivamente, e per prime, piuttosto che essere abbandonate.

Riemerge qui la ferita arcaica dovuta alla relazione oggettuale primaria carenziante con la madre. Una madre insicura, dipendente, remissiva, depressa, non emotivamente disponibile, interiormente raggelata dalla sua delusione per aver incarnato il Mito Romantico per scoprire poi, quando è ormai troppo tardi, che era un mito fasullo, non può essere vivificante. Questa madre non crea le basi per un “Io-pelle” , per quel primo abbozzo di identità che generalmente viene dall’esperienza del “femminile puro”, e non prepara la strada per l’idea di un Sé e per il sentimento del reale che scaturisce dal senso di avere una identità propria. Una crepa tale nelle fondamenta di un individuo produce la ferita che riconosciamo come disturbo narcisistico, la tipica costellazione psichica di colui che è stato abbandonato al non amore.

Ultima tappa, dunque, per uscire dall’incesto psichico, per una donna uscita già dal complesso edipico, che ha integrato quindi l’Animus positivo e che, ormai psicologicamente adulta, è pronta a guadagnare creativamente, è quella di perdonare la madre.

Accade spesso che donne emancipate socialmente ed economicamente non riescono a godersi questo successo o si ritrovano a dilapidare i propri guadagni senza avere nessuna capacità gestionale né previdenziale. Sono donne, queste, che si ritrovano un cargiver interno che le invidia, che non le riconosce e non le rispecchia. Abbandonare questo fantasma interno, significa non esserne più tiranneggiate, e depotenziarlo è possibile se la donna si allea e si identifica con una femminilità sana, ricca, energica, sensuale, libera. Questo è il presupposto per poter badare a se stesse e per svincolarsi dall’identificazione con la madre passiva, simbiotica e invidiosa che hanno avuto come modello, sviluppando interiormente una individuale capacità di contenimento.

Nella nostra società cattolica misogina fondata sull’incesto psichico è molto difficile riuscire in questo, proprio perché il modello femminile principale di riferimento è, come abbiamo già detto, la Madonna. Mancando, la Vergine Maria, l’occasione di fornire all’arcangelo Gabriele il Gran Rifiuto, ha privato tutte le donne cattoliche di un modello d’indipendenza. Se Maria avesse rifiutato il destino scelto per lei da Dio Padre di mettere al mondo Suo Figlio, magari diventando essa stessa una profetessa, le cose sarebbero oggi diverse. Invece, per il presunto bene collettivo, Maria sacrifica se stessa, riparando la colpa tutta femminile di Eva, e partorendo il Profeta maschio che riammetterà gli uomini, estromessi dal Paradiso Terrestre, nel Paradiso Celeste grazie alla resurrezione.

Anche se mancano i modelli di riferimento, la strada della donna verso la sovranità della propria vita sarà più lunga e più difficile, ma non impossibile. Riuscendo a sciogliere l’incesto psichico, a superare il bisogno del riconoscimento del padre e a perdonare la madre, la donna potrà vivere finalmente la propria libertà individuale e riuscirà a creare una società nuova che non sia vittima della circolarità uroborica incestuosa.




Abstract

Guadagnare in modo creativo, l’incesto psichico e il femminile.

In questo articolo viene proposta un’analisi relativa alla difficoltà delle donne di essere economicamente indipendenti e di guadagnare in modo creativo. Il denaro non ha soltanto un valore economico, ha anche un valore simbolico collettivo, un valore simbolico individuale e un valore simbolico emozionale. Il punto in cui questi si incontrano nella vita di un individuo è il mondo del lavoro nella prospettiva del guadagno. Nella nostra società occidentale fondata su principi economici, il raggiungimento dell’indipendenza economica, sia per l’uomo che per la donna, è un passaggio fondamentale per il raggiungimento di un’identità adulta sufficientemente stabile. Ma un individuo non può definirsi adulto se non guadagna impiegando il proprio talento creativo. Per poterlo fare è necessario uscire dal clan famigliare, infrangere l’incesto psichico e esprimersi nel sociale come individuo. Per gli uomini che intraprendono quest’impresa esistono archetipi e miti di riferimento efficaci quali il Viaggio dell’Eroe, ma la donna attualmente ha a disposizione solo il Mito Romantico. Quali sono, pertanto, le possibilità della donna di accedere creativamente al mondo del lavoro evitando una collusione, un’identificazione o un scontro con il maschile e i suoi valori? La donna, per emanciparsi socialmente, rischia allora di rimanere incastrata in un complesso edipico irrisolto che, come conseguenza, avrà una sessualità femminile bloccata e incompleta poiché sempre legata a ruoli figli delle proiezioni maschili. Una donna, quella moderna, incastrata anche nella tensione che la sua ambivalenza produce. Come integrare il bisogno di protezione, tramandato dalle madri attraverso il Mito Romantico, e il desiderio di indipendenza e autonomia che una psiche adulta richiede? Sarà necessario, per la donna, fare i conti con il padre reale e con la rappresentazione interna del maschile, l’Animus, separandosi da un complesso materno negativo.


Earning in a Creative Way, Psychic Incest and Women

This article proposes an analysis of the difficulty women experience in the attempt to become economically independent and earn their living in a creative way. Money does not have an economic value only; it has a symbolic and collective one as well, an individual symbolic value and a symbolic emotional value. The point at which these meet in the life of an individual is in the working world, in the prospective of earning. In our money-based Western society, the achieving of economic independence both for men and for women, is an essential passage in attaining a sufficiently stable adult identity. However, an individual cannot consider himself adult if he does not earn utilizing his own creative talents. In order to do this it is necessary to break away from the family clan, break defeat psychic incest and express oneself in the social sphere as an individual. For the male undertaking this task there are sufficiently effective archetypical and mythical references such as the Voyage of the Hero. However, women have at present only the Romantic Myth. Consequently, what possibilities have women to accede creatively to the working world, avoiding collusion, an identification with or a collision with male-related values? Women, in order to become socially emancipated, will risk then remaining trapped in an unresolved Oedipus Complex and will consequently have a blocked and incomplete female sexuality as they will be always bound to roles produced by male projections. Women, modern women, caught also in the tension that ambivalence produces. How is it possible to integrate the need for protection, passed down from the mother to daughter through the Romantic Myth, and the desire for independence and autonomy which an adult psyche requires? It will be necessary for women to come to terms with the real father and the internal representation of the male, the Animus, taking distance from a negative maternal complex.