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Freud-Jung (ed io)

Tutto quello che avrei voluto loro contestare e non ho mai avuto la possibilità di dire


(Estratto)



A: Professor Franz, cioè Freud, prego. Il prof. Jung arriverà a momenti. Grazie per aver accettato di essere qui, tutti e due insieme. In realtà, come sa, vi frequento spesso ma separatamente. Perlomeno da quando andavo alle medie. Oggi però vi ho voluti uno accanto all’altro. E non solo per poter scrivere anch’io il mio articolo sul tema dedicato alle coppie famose. Oggi vorrei finalmente interrogare Lei e il prof. Jung su alcuni aspetti del vostro pensiero e della vostra condotta che davvero non riesco a comprendere. E che –fatemi essere sincero- non mi sembrano degni di Lei.

F: Sono abituato ai tradimenti.

A: No, professor Frigido, cioè Freud. -Scusatemi: voi già sapete che non riesco mai a scrivere la prima volta il vostro nome in forma corretta. Poi magari mi spiegherete anche il perché.- Io non potrei mai tradirvi, perché non vi sono mai stato fedele. Anzi, senza offesa, forse non mi siete mai neanche piaciuto.

F: Eppure mi sembrava di essere stato chiaro sui meccanismi perversi del processo di negazione.

A: Prof., per favore. Volevo dire: il primo suo libro che ho letto quando ero adolescente è stata l’edizione della Newton Compton dell’Interpretazione dei Sogni. Era così confuso, contraddittorio, ripetitivo, noioso che ho pensato vi fossero solo due possibilità: o il libro era una sovrapposizione cronologica delle varie versioni da Lei formulate del testo o la Newton Compton risparmiava sui traduttori.

F: Jones è l’unico depositario della corretta disposizione e traduzione dei miei testi.

A: Sì lo so. Ma –mi permetta- anche nella versione della Boringhieri quell’opera, pure fondamentale, è di difficile lettura. All’inizio ero davvero contento di aver trovato qualcuno che si interessava al significato delle immagini di cui tutti -a scuola, a casa, gli amici, i parenti- mi sembravano sottovalutare l’importanza. Ma rimasi deluso. Tutto era ridotto al sesso. Non mi ricondo bene: forse in quel periodo non avevo neanche scoperto la masturbazione. E comunque non avevo tutti gli elementi ormonali, oltre che cognitivi, per comprendere il suo punto di vista: libido caput mundi. Ma quello che era scritto non mi convinceva e soprattutto non mi emozionava.

F: La resistenza, caro Antonio, la resistenza. E’ il meccanismo di difesa della resistenza che le ha impedito di approvare e di leggere attentamente i miei libri. Altrimenti avrebbe valutato con maggior favore la ricca documentazione che ho esposto a favore della mia tesi. E che tanti anni di ricerca, anche dopo di me, hanno abbondantemente comprovato. Lei purtroppo è stato fino ad ora disposto a compiere solo metà del tragitto.

A: Qualche mese dopo le diedi un’altra possibilità. Comprai il libro Totem e Tabù. Ma mi perdoni: quello è uno scritto di pura follia. Altro che che psicologia antropologica in forma di romanzo. Quelle pagine sono il frutto di una farneticazione. E non è vero che Lei le espone in forma di ipotesi. E’ chiaro che Lei crede alla validità scientifica e documentabile dello scimmione, capo tiranno, ucciso dai figli per ottenerne le mogli. E poi venerato in una forma di coazione a ripetere sotto le sembianze del totem che impone il divieto di sposare endogamicamente.