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Drewermann e lo splendore della debolezza. |
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Le biografie, prima ancora che le opere, dei pionieri della psicologia dimostrano come la nuova disciplina, almeno nella sua versione più vitalista, sia nata dire quasi per schismogenesi- dalla teologia. Il primo entusiasmo per la scoperta della psiche sembra derivare propria da una profonda insoddisfazione per il rigore delle categorie etiche del Magistero. Oggi la filosofia post-moderna ha accreditato il pensiero debole della psicologia come il più rispettoso della complessità delluomo e la nuova disciplina si è posta come interlocutrice inevitabile di un sapere teologico aggiornato. |
Lattacco alla astrattezza e alla esteriorità della cultura cattolica avviene allora dai suoi stessi rappresentanti talari: Eugen Drewermann è il più conosciuto, raffinato, prolifico e temerario, in sintesi il più emblematico, di questi insiders. Sacerdote, teologo e psicoanalista, sospeso prima dallinsegnamento e poi a divinis, bersaglio occulto di una apposita Enciclica papale, la Veritatis splendor, Drewerman sembra essere diventato la voce di chi crede che la psicologia nasca innanzittutto da una esigenza di rinnovamento morale. |
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Il secondo tema ha radici psicologiche e riguarda il rispetto della complessità della natura psichica, in quanto sede di movimenti enantiodromici fra bene e male, difficilmente giudicabili dallesterno. E questo in fondo il maggiore atto daccusa rivoltogli dal curatore dellEnciclica. Come Giordano Bruno, Drewermann risponde in maniera descrittiva ai suoi inquisitori, affermando che: Persino i palazzi di Roma necessitano delle cloache. La pantera più bella non vive senza la crudeltà dei suoi artigli. Ogni essere umano viene al mondo fra sangue, feci e urina. Che cosa ci si attende dunque? Male, volgare o meschino è solo ciò che si rifiuta alla vita e si sottrae al circolo Quel che conta è vivere il proprio punto dosservazione con la maggiore decisione possibile. Male è dunque, per lo psicologo tedesco, solo labdicazione da se stesso e non la divergenza del proprio comportamento dalle norme di un canone formulato per tutti in nome di una verità immutabile e coercitiva. |
Estratto
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La psicoanalisi viene in aiuto alla teologia morale proprio qui, nel campo delletica. Solo grazie a questa amoralità del contegno psicoanalitico diventa possibile quella misura di verità, di veracità di intimo accordo e di fiducia che permette di gettare le basi di qualsiasi moralità, spiega Drewermann in "Psicoanalisi e Teologia morale". La diversità morale è la misura della ricchezza e dellunicità del proprio percorso evolutivo e non è condannabile aprioristicamente, anche al fine di creare soggetti genuinamente vicini alle ragioni della propria condotta. In definitiva è il nuovo punto di vista sul problema del male il contenuto più scandaloso e sovversivo che Drewermann offre alla riflessione della teologia. |
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Ancora su Drewermann: Giorgio Antonelli, Eugen Drewermann, n. 1940 (dal Dizionario Bompiani degli Psicologi Contemporanei) |
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