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Oltre il dolore





Estratto

Come ci suggerisce Jung la vita psicologica è caratterizzata dalla dinamica che avviene tra coppie di contrari in un giuoco incessante di luci ed ombre.

Anche gli atteggiamenti di introversione ed estroversione sono abiti reattivi, ruoli reciprocamente compensatori e nel corso dell’esistenza si assiste al loro ritmico alternarsi .

Anche Levi è colpito dalle coppie di contrari che vede alla base dei vari comportamenti messi in atto dai compagni di prigionia; non arrischia una banale classificazione delle varie tipologie psicologiche ben consapevole del fatto che ogni uomo è un’inestricabile mescolanza di coraggio e viltà, di bontà e ferocia e può contemporaneamente incarnarle ambedue.

Però è molto preciso nell’individuare due categorie psicologiche nettamente differenziate che non ammettono lo scambio di ruoli: i sommersi e i salvati.

E nella descrizione dei sommersi, i Muselmanner, “uomini in dissolvimento“ che Levi si sofferma con maggiore efficacia .

“Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in un’opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno … Tutti i mussulmani che vanno in gas hanno la stessa storia, o, per meglio dire, non hanno storia; hanno seguito il pendio fino al fondo, naturalmente, come i ruscelli che vanno al mare … sono loro i sommersi, il nerbo del campo; loro la massa anonima continuamente rinnovata e sempre identica, dei non uomini che marciano e faticano in silenzio, spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire veramente. Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla.

Essi popolano la mia memoria della loro presenza senza volto, e se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero”.

E’ il doloroso ritratto di esistenze che si intuiscono anonime e passive ben prima dell’ingresso nel Lager; anonimi a se stessi, eterodiretti, i conformisti di ogni epoca e di ogni società.

Non è molto difficile riconoscerne di simili dall’altra parte del patibolo, tra i carnefici.

Prosegue Levi: “Soccombere è la cosa più semplice: basta eseguire tutti gli ordini che si ricevono non mangiare che la razione, attenersi alla disciplina del lavoro e del campo”.

Se ritorniamo con la memoria alle immagini raccolte da Eyal Sivan e Rony Braumann e selezionate per il documento sonoro e visivo “Uno Specialista. Ritratto di un criminale moderno“, del 1999, possiamo avere una conferma di tutto ciò.

Il filmato illustra le fasi salienti del processo al quale venne sottoposto Adolf Eichmann da parte del tribunale di Gerusalemme nel 1961 e di cui Hanna Arendt nel suo celebre “La banalità del male” fornì un resoconto critico.

Ebbene ascoltando le parole dell’imputato e ancora di più scrutandone la mimica facciale e la postura, si può rilevare quanto grigio conformismo, povertà interiore, ossequio passivo verso l’autorità e bisogno disperato di essere sgravato da qualsiasi responsabilità, possano costituire un continuum che può convertire un individuo anonimo in un criminale.

Non aver mai allenato la propria coscienza alla critica, non aver mai ospitato nel proprio cervello una scintilla di creatività, può portare alla trasformazione della persona da soggetto a oggetto, a cosa.

Si potrebbe obiettare che comunque nell’uomo può emergere l’aggressività primordiale, condividendo con l’animale l’attitudine alla ferocia. Ma solo l’uomo è in grado di pianificare lo sterminio dei suoi simili.

E allora cos’è a rendere l’uomo terribilmente più feroce dell’animale ?

Se guardiamo retrospettivamente possiamo notare che i più importanti cambiamenti evolutivi del cervello umano non riguardano tanto le strutture deputate ad esprimere l’istintualità e l’emotività, quanto piuttosto la corteccia, sede del pensiero cosciente.

Non sembra proprio che la facoltà di ragionare renda l’uomo più innocuo, tutt’altro !

In realtà la corteccia, con la sua attività di integrazione e elaborazione dei simboli, rende l’uomo facile preda delle suggestioni, specie quelle linguistiche.

Per cui la trappola della manipolazione del consenso è sempre pronta a scattare.

E’ la vulnerabilità alle suggestioni del linguaggio, alle trappole della retorica, specialmente quella militare a far sì che l’uomo sia pericoloso più per il suo patrimonio cognitivo che per quello istintuale. L’individualità che si diluisce nella massa, la passività del gregario costituiscono le armi più terrificanti.