home chi siamo giornale storico conversazioni seminari convegni recensioni opinioni
Sparring partner

(Estratto)

Frammenti di una conversazione impossibile : “L’inferno sono gli altri “ , dice Sartre.

“L’inferno siamo noi, gli altri … mere proiezioni”, ribatte Thomas Eliot nel suo dramma ‘Cocktail Party ‘.

L’inferno interiore, l’angoscia che ci abita spesso ci costringe a chiedere aiuto; il che non significa necessariamente riuscire a trovarlo.

Le ‘Porte chiuse ‘ di Sartre si rivelano troppo spesso dei bastioni impenetrabili.

L’arte della fuga e dell’elusione è molto praticata.

Gli ‘altri’ ci circondano, ci abitano, spesso ci osservano, e sono anche spesso pronti a captare quel bisogno di attenzione in più che una persona sofferente può richiedere.

Ma hanno orrore dell’orrore che la sofferenza psicologica può significare.

Timore di contaminazione, forse; ma ancor più paura di offrire dei varchi alla propria angoscia.

Consuetudine con la sofferenza: forse il talento naturale della condizione umana; può divenire un efficace stimolo creativo per gli artisti, ovvero per quelle persone sensibili che sanno trasformare la ricchezza della propria interiorità in un patrimonio condivisibile.

Ma dialogo interiore non significa soliloquio.

Esige la presenza, reale o fantasmatica, di un partner. O meglio di uno sparring partner, ovvero uno di quei pugili che vengono ingaggiati durante gli allenamenti, ma che in realtà più che persone vengono considerate funzioni.

In ogni caso proprio la conservazione della disponibilità al dialogo, interiore oppure rivolto verso il mondo esterno, è segno di salute psicologica, tanto che nell’inaridimento di questa capacità è racchiusa la chiave di lettura e di interpretazione delle forme più gravi di disagio psichico.

Le opere letterarie sono forse quelle che meglio si prestano a svolgere la funzione di espressione del mondo interiore dei loro autori, specialmente quando vengono composte in un arco di tempo lunghissimo, divenendo una sorta di ‘diario di bordo’ dello sviluppo delle loro personalità.

È questo il caso di Goethe e di Fernando Pessoa.

Con le loro personalissime interpretazioni del mito di Faust essi hanno anche aperto uno squarcio attraverso cui lasciar scrutare la loro realtà psicologica.

Probabilmente questo era l’unico mezzo per riuscire a vincere il proprio pudore.

È tipico infatti delle personalità molto sensibili, e per questo molto ricche, la scarsa disponibilità a parlare di sé in maniera diretta, preferendo invece delegare all’opera artistica questo compito.

Il mito di Faust , dunque, come tramite fra l’interiorità dell’autore e il mondo esterno.

Ma perché è necessario un mito? Perché l’uomo, anche moderno, sente incessantemente il bisogno di crearne ?

Perché i miti svolgono la funzione di riepilogo storico, culturale e antropologico dell’evoluzione della nostra specie. E la cultura occidentale si fonda proprio su Prometeo e Ulisse, su Faust e Amleto.

Ma occorre stare attenti a non confondere il mito con i grandi personaggi letterari nei quali successivamente si incarna.

I miti rappresentano molto di più; isolati dal contesto letterario svolgono una funzione simbolica ovvero ‘tengono insieme’ quel gioco degli opposti che costituisce l’essenza della vita psichica.

Permettono una connessione tra il sistema del mondo interiore fantasmatico e il mondo esterno storico.

Così il mito di Faust: è lo ‘streben’ eroico goethiano rivolto al possesso della conoscenza e del mondo e, simultaneamente, nel Faust di Pessoa, l’impossibilità di conoscere, la catastrofe del Sé .

I personaggi letterari, viceversa, costituiscono delle immagini archetipiche, ovvero l’aspetto fenomenico del mito e sono perciò condizionate sia dal momento storico e culturale in cui vengono alla luce, sia dalla psicologia del loro autore.

Goethe e Pessoa vedono in Faust un’estensione del proprio Sé, uno strumento ideale per monitorare, mediante un processo di rielaborazione continua, lo sviluppo della propria personalità.

E ben diverse saranno le figure letterarie che emergeranno come prodotto ‘incommensurabile’, come sintesi di un’analisi veramente ‘interminabile’.

In un’ottica kohutiana del mito di Faust si potrebbe dire che mentre il Faust di Goethe è l’incarnazione dell’Uomo Colpevole, teso alla ricerca del piacere, quello di Pessoa riveste i panni dell’Uomo Tragico, che vorrebbe espandersi ben oltre il principio del piacere ma implode nel tentativo di riprodurre un frammento del suo Sé nucleare.

Kohut ci insegna che per realizzare quell’unità mente corpo, continua nel tempo, che chiama Sé, è indispensabile la presenza di Oggetti-Sé ovvero … gli altri che ci abitano, ci attraversano, ci nutrono e ci depredano contemporaneamente.

Più che persone … funzioni indispensabili, magari mimetizzate in persone reali, sulle quali e con le quali costruirci , tanto che la loro indisponibilità favorisce l’emergere di personalità disturbate.