Nella mente di un poeta
Estratto
Quando i ritmi ed i rumori del mondo esterno perdono la capacità di attrarre e il tempo rallenta e si diluisce in un presente senza confini, quello è il momento propizio per far emergere il pensiero poetico.
Da questa prospettiva è la vita stessa ad assumere le sembianze di una malattia e non è, come comunemente si crede, la malattia a distruggere quella costruzione logica e funzionale che chiamiamo realtà.
Emerge un pensiero più antico, arcaico, un pensare poetico che può apparentemente assomigliare al pensare psicotico, una forma di comunicazione più profonda che raggiunge senza mediazioni quei nuclei interni, presenti in ciascuno di noi, sensibili e pronti a riconoscere quel codice.
Quando, per fortuna, non è così netto il confine tra ‘salute’ e ‘malattia’, quando si individuano e si accettano all’interno di noi stessi quelle isole di pensiero libero dalle costrizioni della logica, si riesce a non aver paura di riconoscersi nei frutti preziosi scaturiti dall’ispirazione dell’altro.
Come ci ricorda E. Kris: “La speciale posizione sociale assicurata in molte società a coloro che esercitano determinate arti si giustifica per due motivi: l’ammirazione per l’abilità dell’artista e il timore reverenziale per la sua ispirazione”.
Questo riferimento ai ‘timori reverenziali’ non può non richiamare alla mente tutta quella serie di luoghi comuni che gravitano intorno alle figure dei creativi, degli artisti e che fanno riferimento alle loro vere o presunte stravaganze, all’anticonformismo mai perdonato, fino all’imposizione dell’etichetta di folle.
Infatti è molto probabile che la gente comune definisca come pazzo un artista, specialmente se colto in quei momenti in cui egli è a più diretto contatto con la propria interiorità, nel momento dell’ispirazione… quel sentirsi inondato dall’interno, posseduto da contenuti che magmaticamente risalgono dall’inconscio.
Con la sostanziale differenza, rispetto allo stato psicotico grave, che vede l’artista riuscire a conservare la volontà e la capacità di comunicare, attraverso il codice estetico a lui più congeniale, i contenuti di queste esperienze interiori e di donarli al collettivo.
Riesce cioè a concretizzare quel passaggio difficile e faticosissimo di traduzione di intuizioni ed emozioni in opere che richiedono talento artistico per essere espresse. L’artista obbedisce ad un istinto, ma non è un’obbedienza cieca.
Ecco perché Jung, che pur inseriva la creatività, insieme a fame, riproduzione, azione e riflessione nel novero degli istinti come base fisiologica extrapsichica dei fenomeni psichici, ne sottolineava però la particolarità in quanto istinto non universalmente diffuso e instabile nella sua espressione.
Un istinto che più facilmente o fatalmente poteva essere soffocato nel conformismo o dagli opportunismi imposti dal collettivo.
Meglio di Jung chiarisce Neumann quando indica per il destino psicologico dell’uomo tre direzioni possibili, ovvero l’assorbimento passivo nel collettivo, il naufragio nella malattia o la sopportazione eroica della tensione tra questi due opposti, potenti come due cavalli da tiro che possono, se non dominati, smembrare chiunque.
Ed è proprio in questa chiave che è possibile accostarci alla poetica di Michele Ferrara degli Uberti.
Abstract
Erika Czako
Nella mente di un poeta
La recente pubblicazione della nuova raccolta di poesie di Michele Ferrara degli Uberti “Epifania dell’ombra e del fuoco” ci permette di aprire una riflessione sui meccanismi psicologici che accompagnano la produzione poetica. L’Autore infatti sente la necessità di perfezionare ed integrare i suoi versi con un breve, interessante scritto riguardante i percorsi, le scelte e i ‘gradi di libertà’ che l’ispirazione poetica può e deve seguire. Si configura così, attraverso la testimonianza intensamente travagliata di un poeta, la conferma di un percorso che, partendo dall’estetica junghiana ed il pensiero di Neumann, giunge fino alle riflessioni di Aldo Carotenuto sui rapporti tra psicologia analitica ed arte poetica, sintetizzati nella dialettica tra Apollineo e Dionisiaco descritta e analizzata nei suoi seminari universitari.
Erika Czako
In the Mind of a Poet
The recent publication of the new collection of the poetry of Michele Ferrara degli Uberti, Epifania dell’ombra e del fuoco, presents the opportunity to delve into the psychological mechanisms involved in the writing of poetry. The poet in fact has felt the necessity to perfect and integrate his verse with a brief, interesting description of the process, the choices and the ’degrees of freedom’ which poetic inspiration can and must involve. Thus, through the intensely tormented testimony of a poet, the confirmation of a process takes shape which, beginning with the Jungian aesthetic and the thought of Neumann, arrives at the reflections of Aldo Carotenuto on the relationships between analytical psychology and the art of poetry, summarized in the Apollonian/Dionysiac dialectic he described and analyzed in his university seminars.
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