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Il bovarismo e l'analisi

(Estratto)

In analisi il cambiamento avviene per "sottrazione" mai per aggiunte. Sottrazione e dissolvimento di abitudini interiori, identificazioni, coazioni a ripetere con le quali l'Io ha cercato di fronteggiare l'Es (l'altro interiore). L'unica "rinascita" possibile appare quella di accettare fino in fondo il peso della propria unica nascita: il momento in cui è dato il nostro essere nel mondo, fissato inequivocabilmente a quell'unico padre, a quell'unica madre.

Non per niente il "romanzo familiare" dei nevrotici implica il disconoscimento, il ripudio dei genitori reali. La singolarità dell'analisi è che per ritrovare l'altro che agisce in me devo individuare uno per uno gli altri che si sono istallati dentro di me. La singolarità dell'analisi implica pure che l'analista accetta di farsi altro per permettere agli altri di comparire sulla scena. Ma la sua alterità è solo provvisoria, permette al paziente di liberare la propria, poi gliela restituisce. Il problema è se tutt'e due sono inclini a giocare la partita fino in fondo, se sono preparati a fare i conti con una delle più potenti illusioni dell'animo umano.

Uno spettro si aggira nell'analisi - è lo spettro del bovarismo. Distorsione della personalità, "potere concesso all'uomo di credersi diverso da quello che è", scarto tra la nostra natura e ciò che gli altri hanno fatto di noi, il bovarismo lo si può immaginare come due linee originate dalla stesso punto, l'individuo: una linea segue le disposizioni naturali, il carattere ereditato, l'altra l'impatto dell'ambiente su quelle disposizioni naturali. In Emma Bovary - in tutti i personaggi di Flaubert - queste linee non convergono mai ...