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Il silenzio e l'analisi
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(Estratto) |
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E forse il più fecondo paradosso dellanalisi quello di essere una relazione artificiale e, nello stesso tempo, una delle più intime. In alcuni casi lunica o la prima veramente tale per lindividuo che, spinto dal proprio disagio interiore, si accinge al viaggio allinterno di sé. Intimità, come diceva Winnicott, significa essere soli in presenza di qualcuno. E la cosa che più si desidera o più si teme[ ] Dipende dunque da come il mondo è entrato dentro di noi se il desiderio del contatto prevale sul timore di averlo o, come più spesso accade, desiderio e timore generano un drammatico conflitto interiore che proprio lanalisi è chiamata a sciogliere. Lanalisi è prima di tutto il luogo della parola. Dellaffabulazione. Del narrare e del narrarsi. Ci si cura parlando. La talking cure. Al di là delle parole ci sono però mani che si torcono, busti che si irrigidiscono o si piegano, gambe che saccavallano, ma con un tremore quasi impercettibile che toglie ogni naturalezza al gesto, volti che sinfiammano, pelli che sudano, occhi che brillano o si spengono nel vuoto, silenzi di speranza o di stupore, silenzi di odio o di paura, di smarrimento o di seduzione. Quando si è tentato di raffigurare la situazione analitica, nel cinema o in teatro, gli esiti sono sempre stati discutibili, comunque impropri. Lanalisi è difficile da rappresentare. In essa non accade quasi mai nulla. La vita è fuori. Ciò che di essa irrompe nellanalisi è come smorzato, sospeso nel tempo. Daltronde il tempo della psiche non ha nulla a che vedere con quello che consideriamo il tempo reale: ciò che si è vissuto trentanni fa brucia nellanima come se fosse accaduto ieri[ ] Raccontare fuori quello che accade dentro è dunque quasi impossibile: come si fa a raccontare uno sguardo, unatmosfera, un silenzio? Se lanalisi è veramente tale, con il passare del tempo lanalizzando troverà sempre più difficoltà a descriverla. Questo accade per ogni autentica esperienza interiore. Le parole sembrano sempre più inadeguate, spesso, anzi tradiscono il senso di ciò che vorrebbero tradurre. Le parole sono tutto e niente. I pensieri che lanima cela dentro di sé vanno ben oltre ciò che è servito per evocarli. Spesso solo il silenzio ci avverte che qualcosa, qualcuno, nellanima si sta smarrendo[ ..] La psiche è sempre alla ricerca di un altro: reale o immaginario, o tutte due le cose insieme, fa poca differenza. Il modello medico si è sgretolato subito nelle mani della psicoanalisi nel momento in cui la stessa paziente che aveva definito talking cure lanalisi ha reclamato una parte attiva nel rapporto, non limitandosi a consegnare i sintomi al terapeuta in attesa che costui li risolvesse. Il transfert è apparso contestualmente alla psicoanalisi, anzi prima ancora che essa si autodefinisse. Non un incidente di percorso quindi, non uneccezione che confermava la regola ma piuttosto una regola che non ammetteva eccezioni. Alla quale ben presto se ne affiancò unaltra, definita sbrigativamente, e senza troppa fantasia, controtrasfert a significare che anche lanima dellanalista è alla ricerca di legami e che nella relazione con il paziente entrano in gioco anche le sensazioni, le emozioni, i bisogni, le carenze del terapeuta Sarebbe indubbiamente miope ignorare i tentativi della psicoanalisi di dotarsi di modelli diversi dalle concezioni scientifiche dominanti ai tempi di Freud e da lui assunte come punto di riferimento. Ma, pur se diversamente artico-lato, il punto di vista medico o scientifico non è riuscito ad aggirare lostacolo fondamentale costituito dal fatto che losservazione psicoanalitica si sviluppa allinterno di una relazione tra due soggettività di cui luna ha il compito di aiutare laltra ad affrancarsi. |
Gli accomodamenti avanzati dalla psicoanalisi ogni qualvolta ha saputo riflettere su se stessa non hanno certo ridimensionato linfluenza dei fattori soggettivi, semmai, al contrario, lhanno sempre più evidenziata. Rimanendo rigido e immutabile lanalista silludeva di mantenere le distanze, di evitare ogni coinvolgimento emotivo, di preservare la propria integrità psichica arginando la soggettività altrui in uninterminabile partita a scacchi dove alle mosse delluno corrispondono le contromosse dellaltro: resistenze, transfert, controtransfert, acting out. Si pensi anche alla curiosa situazione della cosiddetta supervisione dove al rapporto a due si sovrappone un altro rapporto a due, quello del didatta con il terapeuta che genera a sua volta un rapporto del tutto irreale, ed arbitrario, quello tra il didatta e il paziente. Ma più lanalisi va in profondità meno spazio rimane per i travestimenti, o per le ambiguità - invano esorcizzate dalla deontologia professionale - che circondano il rapporto analitico. Quello che entra in gioco va ben oltre le capacità professionali o i modelli teorici a cui ci si aggrappa nel tentativo di sfuggire alla tempesta che compare allorizzonte. Troppo semplice liquidare come transfert gli atteggiamenti assunti dal paziente e non chiedersi cosa del proprio comportamento può aver determinato lemergere di quegli atteggiamenti. Tanto più lanalista diventa coautore del romanzo dellaltro tanto più laltro può diventare coautore del suo. Che cosa è successo a Jung con Sabina Spielrein? Chi curava e chi era curato? Chi amava e chi era amato? Transfert, controtrasfert, anima, animus. Dove nascono questi concetti? Da unipotetica tensione intellettuale o dal magma incandescente della relazione, e cioè dallimpossibilità di condurre il gioco senza rimanervi invischiati? [ ] Lanalista può, tuttavia, non sottrarsi alle richieste del paziente e scegliere di misurarsi con esse. Allora accade ciò che accade in ogni vero legame: confrontarsi con il desiderio altrui significa aprirsi al proprio. Così quella che sembra unesperienza pilotata, un cammino, una via verso la quale lanalista conduce il paziente a conoscere se stesso si rivela a doppio senso: anche il paziente conduce lanalista verso lignoto. Le mappe non bastano più. O si va o si resta fermi, immobili. Qui appare anche la vera asimmetria dellesperienza analitica: perché ciò che per il paziente è realtà per lanalista è come se. Come se in quel momento, ma solo in quel momento, non ci fossero più barriere. Come se le barriere imposte dalla teoria e dalla pratica, fossero scomparse. Non cè un paziente, (se mai cè stato nellaccezione che si vuole dare a questo termine). Ma non cè neppure uno psicoterapeuta. E la psiche che soccupa di curare se stessa. In questa terra di nessuno tutto allora appare possibile. E forse lo è.[ ..] Il nodo decisivo dellanalisi per chi vi si sottopone, ma forse anche per lanalista, è raggiungere la consapevolezza che laltro e lio sono la medesima cosa. Dopo aver vissuto solo nei sogni una vita parallela a quella dellio, il doppio riceve nellanalisi la parola per esprimersi. Quando il nodo si scioglie le parole non servono più. Lanalisi è finita. Qui il silenzio è stupore di fronte allunica certezza che può dare lanalisi: accorgersi che nessuna vita è più terribile o più affascinante della propria. |
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Ancora sul silenzio: Giorgio Antonelli (a cura di), I silenzi e la psicoanalisi (rassegna bibliografica) Giorgio Antonelli, Fare tèchne col silenzio (articolo) |
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