|
|
|||||||||
|
Il mito e la nostra vita
Estratto |
|||||||||
|
Perché il mito? Perché tante “dee” e tanti “dei” con le loro avventure dalla trama inesauribile? Cosa ha tanto motivato l’uomo da creare mondi fantastici così complessi da costituire quasi una realtà alternativa alla concreta quotidianità? Senza dubbio è in quest’ultima che le energie umane si debbono estrinsecare per far fronte ai problemi che la vita presenta: pressanti e a volte addirittura schiaccianti; il mondo delle cose concrete ci si presenta pertanto come limitante, opprimente in ogni modo; nel condurre la nostra esistenza siamo costretti di continuo a prendere coscienza di quanto siamo limitati e fragili. Una modalità di reazione, quella orientata alle soluzioni concrete, ha portato l’uomo a realizzare ogni tipo di invenzione per vivere più comodamente ed eliminare man mano ogni tipo di disagio fisico: si è così venuto a creare un modo di vivere in cui ogni tipo di bene materiale è divenuto facile da reperire come in una sorta di supermercato generale dove tutto sembra acquisibile da parte di tutti; a parte l’illusorietà ingannevole di tale realtà, essa ci ha comunque indotto vieppiù ad una visione competitiva dell’esistenza in cui anche ciò che si riesce a conquistare si dimostra alla fine incapace di procurare appagamento profondo e durevole. Questo modo di considerare l’esistenza crea e propone in continuazione decine di “miti”: basta solo scegliere e lasciarsi stordire da essi; ma sono realtà superficiali, falsi miti che non lasciano altro che vuoto dietro di sé. Una parte di noi, comunque, non è fatta per limitarsi al solo benessere materiale, sopratutto nel caso esso venga raggiunto: un istinto profondo la spinge ad altro. E’ vero che noi abbiamo bisogno di stabilità e sicurezza: per ottenerle ci adattiamo ai vincoli imposti dal sociale, pronti a non dare ascolto alla nostra insoddisfatta intimità; il fatto è che, così agendo, rinunciamo alla dinamica profonda del vivere, ci chiudiamo in una piccola ansa di acque stagnanti, mentre il flusso impetuoso del fiume della vita passa oltre senza che, spesso, neanche ce se ne accorga. Le energie profonde dell’uomo, gli “dei” del mito, archetipi intelligenti e sapienti, spingono anche alla lotta nel quotidiano, ma “pretendono” dall’io, il fragile io, che non creda alle limitazioni del mondo concreto, non si rassegni a vivere soltanto per non morire, che tenda sempre all’”oltre”: a vivere comunque da “eroe”. L’eroe è colui che lotta contro la stagnazione, che non tollera il degrado, mascherato da sicurezza, dell’energia del vivere. L’impegno “eroico” non è dato una volta per tutte; è una scelta di ogni momento che ha bisogno continuo di energia rinnovatrice: solo la ricerca del contatto con il mondo interiore può rispondere a ciò. Ecco allora rinascere gli “dei”; che, nell’ombra, non erano in realtà mai morti. Potenti ed affascinanti personificazioni dei molteplici aspetti dell’energia psichica, sono concreti e reali; portatori di una realtà propria, sembrano evanescenti fantasie per chi, concentrato sul solo quotidiano, non può considerarli più di un nulla; ma la loro energia è reale, la loro influenza ben avvertibile. |
Sono molti gli dei, molti i miti. Nostro compito è trovare il nostro “mito” interiore, rendere “mitologica” la nostra esistenza: in altre parole darle spessore, “fondarla” su basi profonde. Non è studiando le mitologie di altri popoli e di altre epoche, con solo impegno di eruditi, che potremo ottenere qualcosa di risolutivo per la nostra esistenza; consideriamo però che i temi fondanti del vivere, le angosce, le gioie, sono sempre ed ovunque gli stessi; possiamo quindi trovare anche nei miti di altri le “divinità”, i temi da cui trarre ispirazione ed energia. Il primo passo da compiere credo sia il divenire consapevoli di come il tendere con esagerata ostinazione al successo esteriore, suggeritoci in continuazione dalla odierna società “occidentale”, sia una delle maggiori cause della profonda insoddisfazione ed infelicità che ci affliggono; a parte il fatto che il successo spesso non si ottiene o si ottiene ad un prezzo troppo elevato, il problema è, a mio avviso, più profondo: si basa sul concetto di alienazione, di separatività. Il fatto di porsi con esagerata ostinazione degli obiettivi unicamente “materiali”, deriva dal sentirsi separati da essi e porta al divenirne schiavi; così, man mano, inseguendo ciò che sentiamo distante da noi, ed è per questo che lo bramiamo, ci separiamo sempre più da noi stessi divenendo sempre più dipendenti dagli oggetti” esteriori; in questo autoinganno più sembra di ottenere, più, nell’intimo, si perde. Ci si allontana dalla strada del potere interiore. Cercare di far nascere in se stessi una modalità più “mitologica” di percepire il flusso della vita, può renderci meno alienati ed infelici. Cosa vuol dire in pratica? Intanto iniziamo a “sentire” quali motivazioni profonde ci accompagnino nell’agire; dovremmo imparare o reimparare a percepire un “cuore” nelle strade che percorriamo; come hanno spesso affermato numerosi miti, non ultimo quello della ricerca del Graal, se una via ha per noi un cuore, allora conviene seguirla, altrimenti occorre avere il coraggio di cambiarla. Ciò non è facile, non accade da solo. Il coraggio psichico è connesso al senso profondo di se stessi, all’intimo contatto con il potere interiore. Si può anche dire che è dato dal “sentire gli dei” dentro di sé; essi sono la personificazione delle energie interiori dell’uomo, le varie forme in cui esse tendono a manifestarsi; riuscire a “vivere” questi “universali” quali motori profondi del proprio agire, vuol dire sentirsi parte di un tutto, riuniti con se stessi e con il mondo: il contrario dell’essere alienati, vuoti, isolati. Gli “dei” del mito sono la voce della natura dentro di noi: è bene imparare ad ascoltarla. |
||||||||