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Futuri psicologi a teatro, a teatro. Seminario su Psicologia e Teatro

(Estratto)

Non lontano dalla spiaggia di Trezene, dove il corpo del principe Ippolito fu straziato a causa della maledizione di suo padre, su una collina da cui s’intuisce il sentore del Mar Egeo, sorge il grande teatro di Epidauro. La natura, che qui è parte integrante dello scenario, è in perfetta armonia con l’ampia cavea e l’orchestra circolare opera di Policleto il Giovane. Lì accanto, a poche centinaia di metri, oltre a un tempio dedicato ad Atena Cissea (cinta di edera), allo Stadio, all’Albergo per i pellegrini e a un Edificio Termale, sorgeva - oggi ne rimangono sparsi resti mentre il teatro è intatto e ben funzionante - il tempio di Asclepio, il dio della medicina. Figlio di Apollo e di una mortale, Asclepio fu affidato dal padre al Centauro Chirone che lo iniziò ai misteri dell’arte medica, nella quale divenne ben presto abilissimo. Tanto abile che - avendo ricevuto in dono da Atena il sangue colato dalle vene della Gorgone - seppe utilizzarlo per restituire la vita ai morti. Anche il giovane Ippolito - il più splendido astro di Atene - morto prematuramente e soprattutto ingiustamente, beneficiò di questo trattamento. Zeus, di fronte a tutte queste resurrezioni, temendo che Asclepio con i suoi poteri sconvolgesse l’ordine del mondo, lo fulminò. Per fortuna la sua arte non scomparve con lui e, partendo da Epidauro, si diffuse in tutta la Grecia e la Magna Grecia. Gli Asclepiadi - famoso fra tutti Ippocrate di Kos - gettarono le basi per quella che sarebbe diventata la medicina scientifica occidentale. A Epidauro sembra non esistesse dicotomia fra soma e psiche e l’uomo era preso in carico nella sua interezza: il corpo, dopo essere stato purificato con appositi lavacri, disintossicato con le erbe medicinali raccolte nella vulcanica penisola di Methana, era affidato alle cure magico-scientifiche di Asclepio e dei suoi adepti; la cura della psiche, invece, era primariamente demandata al rito del teatro che, attraverso il meccanismo della catarsi, la purgava rendendola pura al pari del corpo. I poeti tragici del V secolo, periodo in cui la drammaturgia raggiunse l’apogeo, erano artisti, non filosofi che scrivono opere drammatiche, anche se Euripide a volte corre il rischio di avvicinarsi a tale categoria, tanto che Nietzsche gli imputa di aver ucciso la tragedia. Ia mente del drammaturgo era influenzata da fatti concreti come il patriottismo locale, i pregiudizi o gli atteggiamenti religiosi, le problematiche legate alle guerre di conquista, le carestie e quant’altro. Sotto tutte queste influenze, l’artista rimaneggiava la storia usando immaginazione e creatività fino a renderla opera poetica. Il pubblico rispondeva perché si sentiva rappresentato e si riconosceva nei personaggi e nelle tematiche. Il grande teatro tragico, oltre ad avere funzione religiosa e aggregativa costituiva in un certo qual modo una forma di terapia di gruppo ante litteram. Era - potremmo dire con riferimento a Jung - “un’istituzione per l’elaborazione pubblica dei complessi”.

Il complesso appartiene alla specificità dell’individuo e in tal senso promana dall’inconscio personale ma poiché s’innesta sempre su figure archetipiche, si colloca nell’inconscio collettivo.

Essendo autonomi i complessi anche il processo identificativo lo sarà. In tal senso anche se Jung non lo esplicita, possiamo ipotizzare che avesse in mente un qualche tipo di similitudine fra il lavoro analitico e il teatro, visto che per lui una delle funzioni dell’analisi è quella di collegare fra loro i complessi, e i complessi con l’Io - anche l’Io viene visto come un complesso - al fine di raggiungere la padronanza del Sé.

Non c’è dubbio che anche per Freud il rapporto dello spettatore con quanto accade sulla scena sia regolato dal meccanismo dell’identificazione. L’accezione è tuttavia riferita, coerentemente con la sua teoria, alle vicissitudini pulsionali. I personaggi del teatro, nell’ottica freudiana, offrono allo spettatore un supporto e un’identità, un mezzo per dire ed essere qualcosa d’altro, una maschera che consenta ogni sorta di metamorfosi e camuffamento...