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Ti ho amato per la tua voce (Estratto) |
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“La voce era giovane e insicura ma spinta da una forza poco comune, un soffio che non finiva mai di espandersi.....nel vuoto di alcune note una leggera raucedine introduceva un profumo di sensualità.....Non finiva mai”. E ancora:“Il canto usciva come dettato dalla più libera ispirazione, le parole diventavano trasparenti. (...) Iniziò un dialogo con il pubblico, provò una voce, l’adottò dopo che un impercettibile mormorio l’ebbe accettata, la spinse fino in fondo. Gli spettatori l’acclamavano con brevi esplosioni che scoppiavano durante le pause e immediatamente si placavano. Il silenzio parlava per loro, era un’onda invisibile di cui lei si nutriva per ricaricarsi, produrre ed espellere, ancora e ancora quella voce”. Umm Kalthum - a lei appartiene la voce di cui si parla - è stata la più grande cantante araba di tutti i tempi, conosciuta dal Marocco fino all’India come la stella d’Oriente. L’amò per la sua voce il poeta Ahmad Rami che ne racconta la storia e con lui l’amò tutto il mondo arabo, dal re Faruk al più umile beduino. Uomini e donne indistintamente. Fu anche attrice e la sua voce trasmessa alla radio era ascoltata, si dice, da oltre centoventi milioni di persone. Ahamad Rami, raffinato intellettuale, scriveva liriche struggenti per la sua musa e traduceva Khayyam, il grande poeta persiano che riprendendo gli antichi accenti dell’Ecclesiate e di Lucrezio, incita con i suoi versi all’ebrezza bacchica quale possibile consolazione di fronte alla finitudine umana. Ahamad Rami traduceva e scriveva versi di cui Umm Kalthum si impossessava con avidità, trasformandoli in suono puro. Letteralmente asservito al potere di quella voce, le rimase fedele per tutta la vita anche se non fu mai corrisposto. ”Ti ho amata per la tua voce” è il titolo di una delle più belle canzoni che scrisse per lei. ... Nella psicoanalisi tradizionale, l’eloquio è spesso l’unico canale di contatto tra paziente e analista e soprattutto, come asserisce Lacan, il simbolico passa per la voce Quell’holding restitutivo e ristrutturante che l’analista compie nei confronti del paziente è di natura prevalentemente vocale. La ‘cura delle parole’, definizione data della psicoanalisi da una delle prime pazienti di Freud, cerca di ricomporre trame spezzate di apportare un senso, là dove è andato perduto o dove non sembra esserci mai stato. L’enfasi sulla voce è ancora più grande se a parlare è un ipnoterapeuta come il grande Milton Erikson: “E voglio che tu scelga un momento nel passato in cui eri una bambina piccola piccola. E la mia voce ti accompagnerà. E la mia voce si muterà in quella dei tuoi genitori, dei tuoi vicini, dei tuoi amici, dei tuoi compagni di scuola e di giochi, dei tuoi maestri. E voglio che ti ritrovi seduta in classe, bambina piccola che si sente felice di qualcosa, qualcosa avvenuto tanto tempo fa, qualcosa tanto tempo fa dimenticato”. Anche questa è una questione d’amore. |
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