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Zorro a teatro: un’esperienza di Teatro Terapia

(Estratto)


LArte Terapia: il teatro

L’Arte Terapia valorizza l’espressione artistica nel processo terapeutico perché capace di rappresentare immagini interiori, espressioni sia di una storia passata sia e soprattutto di un progetto, di uno sviluppo nei quali convergono elementi personali ed archetipici. Il prodotto artistico dei pazienti diventa una risorsa preziosa attraverso la quale è possibile iniziare un processo di oggettivazione delle figure inconsce. La mancanza di tecnica non ne ostacola l’espressione, anzi la facilita in quanto non è la coscienza che dirige la produzione artistica, ma l’inconscio. Jung diceva che le mani possono svelare un segreto intorno a cui la ragione si impegna inutilmente.

Nell’ambito dell’Arte Terapia si inserisce l’esperienza della Teatro Terapia.

Quale è il significato del teatro e che cosa esso ha rappresentato per l’uomo in generale?

Il teatro è nato come evento “sacro” in cui si raggiungeva un’identificazione quasi completa tra l’attore e il personaggio rappresentato che si estendeva anche allo spettatore, in una sorta di partecipazione mistica. Un’unità totale sembrava abbracciare tutti: attori, spettatori, tempo, uomo e natura, tutti compresi in un vissuto sacro, dove, attraverso un processo regressivo, ogni cosa si riempiva di una forza che trascendeva il reale.

Possiamo dire che da sempre ogni evento teatrale può realizzarsi se c’è un attore che agisce ed uno spettatore che guarda in un’interazione in cui sia l’uno che l’altro perdono la loro differenziazione per un vissuto “altro” che li accomuni, li conduca verso l’esaltazione o la depressione, verso la gioia o il dolore. Teatro dunque può essere anche una cerimonia religiosa, un evento collettivo ecc. Un personaggio rappresentato in una finzione scenica a teatro o per strada può far esprimere sensazioni e vissuti assopiti nell’inconscio che trascinano l’individuo in una sorta di “sogno-identificazione” ed è proprio questo sogno, in cui l’uomo si svela a se stesso, questo tentativo di trascendenza, ciò che il teatro ha rappresentato per l’uomo in ogni epoca

La sacralità dell’evento teatrale e la sua funzione catartica e trasformatrice hanno ispirato la Teatro Terapia che ha trovato nell’opera di K. S. Stanislavskij e J. L. Moreno un modello d’intervento operativo.

K. S. Stanislavskij (1863-1938), per trovare nel teatro la vita autentica, educava gli attori a vivere intensamente il personaggio interiorizzandolo e risvegliandone le emozioni. Egli usava la “memoria emotiva”, era il ricordo personale dell’attore che scatenava l’emozione analoga a quella del personaggio che doveva rappresentare. J. L. Moreno si ispirò a Stanislavskij per creare il suo “teatro improvvisato”, da cui nascerà lo psicodramma, in cui, attraverso l’esperienza teatrale, il soggetto esprime la propria creatività e spontaneità, agendo sulla scena quando è chiamato da se stesso o dagli altri ad agire un proprio vissuto o quello di un altro, e a rivisitarlo da più punti di vista. L’opera di Stanislavskij, con la “tecnica del rivivere” e quella di Moreno, con il teatro improvvisato” e poi lo psicodramma, sono dunque alla base della Teatro Terapia: essa non parte da esperienze teatrali ma psicoterapeutiche ed utilizza il teatro come strumento che favorisce nell’individuo un confronto con il proprio mondo interiore e con gli altri.

La finzione teatrale diventa un mezzo per portare alla coscienza elementi dell’inconscio personale ed archetipico attraverso una forma indiretta e mascherata: la fantasia, elemento vitale del pensiero, e l’immaginazione intervengono in forma attiva mettendo in moto il processo creativo attraverso il quale le difese vengono aggirate; infatti, nella vita il come se è finzione, nel teatro è verità, ciò sollecita le potenzialità dell’essere umano e le sue risorse attraverso una finzione che protegge e svela. Quindi il gioco teatrale permette di contattare le zone d’ombra: confrontarsi con esse significa sia divenire consapevoli della propria individualità sia acquisire la capacità di stabilire e mantenere rapporti autentici con se stessi e con gli altri attraverso una comunicazione più vera ed un’autostima più rafforzata.


Abstract

La Teatro Terapia si rifà alla funzione catartica dell’evento teatrale e la inserisce in un processo trasformativo in cui il soggetto contatta le emozioni profonde assopite che, svelandosi nella finzione teatrale, comunicano la verità in una dimensione più sostenibile. Il teatro, punto di incontro di varie forme espressive come il gesto, il movimento, la pittura, la costruzione di maschere ecc., facilita il contatto con i contenuti dell’inconscio che vengono visitati e rappresentati sotto forma di personaggi teatrali. Il mezzo teatrale può essere utilizzato seguendo un qualunque modello psicoterapeutico di intervento, il modello privilegiato nell’esperienza descritta nell’articolo è quello junghiano a cui si riferiva il Laboratorio dell’Individuazione di P. Bartalotta. Elemento caratterizzante è la costruzione della maschera di carta pesta la cui realizzazione viene guidata dalle emozioni evocate nel dialogo con l’inconscio. La maschera viene indossata dal suo autore in una performance teatrale e ha la funzione di svelare quanto emerso e non di nascondere come abitualmente si crede. I vissuti personali emersi nel dialogo interiore con un clochard chiamato Zorro, tratto da un monologo teatrale, hanno plasmato le maschere che i pazienti di un gruppo di Teatro Terapia hanno realizzato e rappresentato in una performance, vivendo il loro Zorro che, quasi come l’eroe sudamericano che combatteva contro l’oppressione spagnola, ha liberato emozioni intense e profonde fino allora prigioniere.



Zorro on Stage: The Psychodram Experience


Psychodrama imitates the cathartic function of the theatrical event, inserting it in a transformative process in which the subject comes into contact with deep, dormant emotions which, when brought to the surface in the theatrical fiction, communicate truth in a more sustainable form. The theatre, a point of encounter of various expressive forms, such as gesture or attitude, movement, painting, the creation of masks, etc., facilitates contact with unconscious contents which are then represented in the form of stage characters. The theatrical medium can be utilized following any psychoanalytical model of intervention. The Jungian model is the preferred one in the experience described here, and to which the Laboratorio dell’Individuazione of P. Bartalotta refers. A characteristic element is the creation of papier-maché masks, guided by the emotions evoked in the dialogue with the unconscious. The mask is worn by its creator in a theatrical performance, its function being to unveil and not to conceal, as is the general belief. The personal experience which results through the interior dialogue with a clochard called Zorro and taken from a theatrical monologue gave form to the mask which the patients of a psychodrama group produced and staged, experiencing their Zorro, who similarly to the South American or Mexican hero who struggled against Spanish oppression, liberated intense and deep emotions which up until then had been repressed.