Psiche ed Eros al cinema




1. Il seminario

Per diversi anni – grazie ad Aldo Carotenuto – ho condotto un seminario che, con titoli più o meno diversificati, ha sempre mirato ad approfondire uno stesso tema: la sfuggente relazione tra psiche individuale e dimensione amorosa. Il lavoro veniva di volta in volta influenzato dagli interessi e dalle perplessità degli studenti partecipanti, e si fondava sulla discussione di alcuni testi classici e sulla visione di alcuni film significativi.

Lo spirito del seminario è stato e continuerà ad essere quello della ricerca e del confronto su un tema tra i più complessi e cruciali della vita, prima ancora che della psicologia.

Nella facoltà di psicologia gli studenti hanno modo di incontrare numerosi tipi di approccio alla psiche e al comportamento umano: dal comportamentismo al cognitivismo, dall’indirizzo sistemico- relazionale a quello psico-fisiologico, e comprensibilmente rimangono spesso un po’ confusi, soprattutto in riferimento alla loro aspirazione di studiare una disciplina oggettiva, coerente e scientifica. Gli strumenti di analisi e la visione del mondo che guidano, invece, questo seminario si collocano all’interno di quella vasta area di studi che va sotto il nome di psicologia dinamica o psicologia del profondo. E questa impostazione è stata, ogni volta, immediatamente esplicitata, chiarita e ove possibile differenziata dagli altri paradigmi, proprio per rendere più semplice agli studenti - “apprendisti stregoni” - manovrare la bussola che dovrà orientarli nella difficile ricerca sulla psiche delle persone.

Pertanto si è reso necessario indugiare nei primi incontri sull’idea e sul concetto di Inconscio: in particolare si è trattato di dimostrare come nella psiche umana vi siano numerose aree di cui la coscienza è totalmente all’oscuro. Aree la cui rilevanza non è però trascurabile in quanto vanno a determinare le scelte, gli stili e i comportamenti che più caratterizzano un individuo.

Non è facile offrire un’idea concreta dell’inconscio agli studenti se non vi è in loro un principio di intuizione di questa realtà interiore. I sogni, gli atti mancati, l’ipnosi e - particolarmente per il nostro seminario - la scelta del partner sono in genere prove abbastanza convincenti del fatto che la nostra psiche non si esaurisce affatto in ciò che pensiamo di essere. Comprendere l’esistenza di queste dimensioni ispira negli studenti un notevole interesse e il desiderio di approfondire la conoscenza di ciò che da un lato è sconosciuto in noi stessi e dall’altro determina la sostanza della nostra vita. E in special modo la vita amorosa.

In definitiva, ci sono soltanto due temi su cui ha veramente senso investire le proprie risorse ed energie: l’amore e la morte. Un seminario, ad es., sulle lampade a basso consumo, o su Microsoft Excel, avrà certamente una sua utilità, ma altrettanto certamente non ha interessato gli umani fino al 20° secolo, e già fra qualche decennio non li interesserà più. Lo stesso Freud aveva individuato in queste due “forze” i fondamenti del vivere umano. Se non si riesce ad accendere almeno un piccolo lume su questi oscuri misteri, si rischia semplicemente di disperdere la propria esistenza in vuote e vane chiacchiere.


2. Amore e psiche

Innamorarsi poco, molto o per nulla. Collocare un solo altro essere – tra i tanti - in un’area sacra, relegando tutto il resto e tutti gli altri nell’insignificanza di un semplice sfondo. Nel bene e nel male far dipendere la propria vita da un suo sorriso, dal suo esserci. Oppure rinchiudersi in una torre ed ostentare una radicale indifferenza all’amore. Fedeltà, gelosia, desideri e tradimenti: all’intensità e alla felicità di una grande passione fanno da controcanto le terribili sofferenze e lacerazioni che si innescano dinanzi all’impossibilità del traguardo fusionale, della totalità dell’androgino. Né con te né senza di te è il leit motiv della passione secondo il grande studioso e regista Françoise Truffaut. Occorrerebbe legarsi insieme con intensità ma mantenere il rispetto reciproco e una relativa indipendenza. Poveri porcospini di Schopenhauer: invitati a trovar la giusta distanza, ma alla fine sempre feriti dagli aculei dell’altro, o solitari alla ricerca del suo calore!

L’amore allora è per sempre o è eterno finché dura come sostiene ironicamente il Verdone nostrano? E di quale verità sono portatori quegli studi antropologici che indicano nella durata di quattro anni l’intero ciclo amoroso per cui sarebbe insita nella natura umana la necessità di rivivere periodicamente l’innamoramento? Quanto poi corrisponde alla realtà che la freschezza e la tensione dell’innamoramento, al suo termine, nel migliore dei casi, conducano all’istituzionalizzazione amorosa, ad affetti più o meno sereni ma senza più batticuori, senza più singing in the rain?

Matrimonio, convivenza, case separate per scegliersi ogni giorno, poligamie più o meno esplicitate, sono alcuni dei tentavi di rispondere alle insolubili questioni di cui sopra. Che dire poi di quelle persone che dopo venti anni di matrimonio, sostengono di aver conosciuto davvero la vita soltanto dopo la separazione, e affermano che il partner era soltanto un estraneo, un fardello consegnatogli dai condizionamenti familiari e non ricordano nemmeno l’ultima volta che ci hanno fatto l’amore? Che tipo di amore era il loro?

Non ci sono però dubbi sul fatto che aprirsi agli sconvolgimenti amorosi è una delle vie maestre per fare Psiche, per conoscersi più a fondo, per esprimere le parti più intime e significative della nostra personalità.

Tema centrale del nostro discorso è proprio la scelta del partner, l’indagine sui moventi -principalmente inconsci - che guidano un soggetto verso una particolare tipologia di relazione amorosa e lo conducono ad esser catturato e sedotto soltanto da alcune peculiarissime caratteristiche psichiche e fisiche dell’altro. Le opinioni in proposito variano considerevolmente: dalle idee di Freud sulla ricerca delle immagini edipiche della prima infanzia e delle prime fonti del piacere, ai più recenti sviluppi teorici delle relazioni oggettuali per i quali l’imprinting fondamentale concerne il tipo di relazione vissuta più che le fissazioni libidiche, alle idee di Jung sulla ricerca dell’Animus e dell’Anima con le loro sfumature d’Ombra. In questo ambito la discussione conduce inevitabilmente agli interrogativi che pongono le scelte amorose quando si rivolgono allo stesso sesso. Omosessualità, bisessualità, transessualità, eterosessualità sono orientamenti più comprensibili alla luce di dinamiche psichiche o biologiche? E quanto della sofferenza ad essi connessa è principalmente frutto di ingenti condizionamenti culturali, più che di effettive deviazioni da presupposte normalità psicofisiologiche?

Scandaloso poi sarebbe – in un seminario di tal sorta - non considerare le bizzarrie della pulsione sessuale e non indagare su quei processi che portano alcune persone a fare scelte talmente particolari che consentono di godere soltanto con degli oggetti come calze o scarpe, oppure mettendo in scena estremi e dolorosi rituali sado-masochistici. Perché, poi, altri soggetti desiderano fare sesso solo con dei cadaveri? O con dei neonati? E perché altri ancora non vedono l’ora di mostrare i propri attributi sessuali in pubblico su qualche treno o in qualche ampio parcheggio auto? Il panorama delle cosiddette perversioni è estremamente variegato e molti psicologi hanno cercato di comprenderne l’origine. Quel che le accomuna è certamente la notevole rigidità del percorso libidico: nulla può dare lo stesso piacere o sostituire in qualche modo quella ben determinata attività erotica. Naturalmente, per il continuum esistente tra le diverse psicologie, sarà facile trovare molte persone che pur indugiando con piacere in pratiche perverse, godono altrettanto quando vivono la sessualità all’insegna del sentimento e della tenerezza. A questo riguardo è particolarmente significativo il tema della scissione fra corrente di tenerezza e corrente sensuale già evidenziato da Freud, agli albori della psicoanalisi, in quei soggetti che provano i vertici dell’eccitazione soltanto con persone che non amano mentre con quelle che amano davvero non si consentono piaceri erotici veramente soddisfacenti. Inutile aggiungere che anche il mondo della prostituzione e il suo eterno riprodursi nelle forme più variegate e più o meno condannate, radica il suo senso in questa originaria scissione.

D’altro canto è dal sesso che si viene al mondo e questa semplice constatazione spinge il nostro microscopio sulla geniale domanda già posta da Schopenhauer, su quanto tutti i sospiri, le passioni, gli innamoramenti, i desideri non siano altro che la maschera indossata dalla Volontà della specie di procreare e riprodursi. Piccoli e grandi amori, piccole e grandi sofferenze sono soltanto semplici conseguenze dei progetti del DNA ominide. E da qui potrebbe derivare il senso di sterilità, di vuoto che spesso afferra donne e uomini che non riescono a creare frutti dal proprio seme, talvolta dilapidato in sfrenate attività sessuali che non lasciano alcuna traccia. È anche il discorso sull’amore per i figli, e su come, più frequentemente di quanto si pensi, esso superi di gran lunga quello per il partner il quale viene presto lasciato o sopportato, soprattutto in nome dei nuovi piccoli arrivati. Ed è anche il discorso sul tabù dell’incesto, tema che ci riporta agli amori primari, all’origine dell’amore secondo Freud.

Altro problema inevadibile è la separazione degli amanti nelle sue caleidoscopiche varianti: l’essere a cui ero indissolubilmente legato se n’è andato per sempre. Qualsiasi ne sia il modo o la ragione, nulla può consolarmi. La sua assenza - delle telefonate, delle cene, delle passeggiate, dei litigi, del suo sguardo e della sua voce - è assordante, sconvolgente: la vita perde ogni significato. Il lavoro del lutto è molto duro e prende tempo, talvolta troppo, talvolta ruba anche la vita di chi rimane nell’ossessione dell’amato. E si comprende ancor meglio perché taluni stentino ad aprire il proprio cuore ad un amore nuovo. La minaccia della separazione, di un abbandono è segretamente puntata su ogni possibile passione.

Un saggio a parte meriterebbe poi l’amore di transfert, il coinvolgimento libidico tra paziente e analista con le sue distinzioni e sovrapposizioni rispetto al fenomeno dell’innamoramento. Tenendo presente come probabilmente anche in questo caso siano proprio i movimenti di Eros – e la loro sapiente gestione - alla base di quella possibile rivoluzione o trasformazione di cui è portatrice la terapia analitica.

Confrontarsi su tematiche e convinzioni così personali e delicate può condurre facilmente più allo scontro che a un incontro. Tali convinzioni poggiano infatti sulle personali esperienze affettive familiari e culturali vissute dal soggetto e spesso costituiscono dei tabù da non trasgredire. Non è facile accettare e comprendere posizioni, desideri e vissuti che contraddicono i principi e i valori che ispirano la propria vita amorosa. Una funzione utile del seminario può essere proprio quella di permettere un confronto aperto e guidato, in cui i diversi punti di vista possono contribuire ad allargare i talvolta angusti orizzonti personali, e comunque a ridimensionare le proprie certezze su questioni molto più complesse e sfaccettate di quel che generalmente si creda.