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Beatitudini originarie: quali nostalgie?



L’'emozione della felicità viene generalmente collegata ad uno stadio infantile di beatitudine originaria. Nell’articolo si cerca di evidenziare l’ambiguità delle concezioni dominanti e di delineare in modo più nitido alcuni tratti di questa esperienza originaria.


Estratto



E' una riflessione ormai consolidata che l'amore, l'innamoramento e l'orgasmo rappresentino, tra le esperienze umane, quelle che più permettono di avvicinarsi alla felicità originaria. Da sempre vengono, giustamente, dipinti come dei veri e propri "stati di grazia", contrassegnati da una ricchezza emotiva fuori dell'ordinario.

Tuttavia, è incontestabile che l'idea di ricchezza e di pienezza non è assolutamente concepibile senza fare un implicito riferimento al suo opposto, alla condizione di miseria, di vuoto. I ricchi esistono solo in presenza dei poveri e viceversa.

Ecco perché, in senso proprio, la gioia dell'amore è inimmaginabile senza un riferimento al dolore della separazione, al fondamento della mancanza e della privazione. D'altro canto, nel mito platonico, Eros è figlio di Poros (ricchezza di risorse) e Penia (povertà). Se dunque Eros non può nascere senza la madre Penia, si giustifica pienamente la necessità di utilizzare il termine amore per quella dimensione psicologica che può venire concepita soltanto in relazione ad un vissuto di vuoto e di mancanza.

Probabilmente è necessario, e più sensato, ricercare l'origine dell' immagine della felicità in qualcosa che le assomigli, in un vissuto che in qualche modo porti davvero l'individuo in una condizione psichica fuori dell'ordinario e venga così a rappresentare il prototipo dell'appagamento più assoluto.

Credo corrisponda ad un grave fraintendimento e alla consolante copertura di un'angoscia disumana, l'idea che la morte metta fine al dolore e alle sofferenze, l'ipotesi di un desiderio inconscio di morire.

La morte, in realtà, non mette fine alle sofferenze, mette fine a tutto, all'essenza della vita individuale, alla sensibilità di base che permette di distinguere tra sofferenza e felicità.

Alla radice, l'unico abbraccio per cui abbia un senso parlare di cessazione del dolore non è l'abbraccio della morte ma quello dell'amore.

Probabilmente l'uomo non ha il coraggio di vedere e di accettare che l'unica felicità a lui concessa, è esclusivamente quella che può raccogliere su questa terra.

Costitutivamente sfuggente ed episodica è un'esperienza vissuta e raggiungibile soltanto nel corso della vita, e contribuisce, in questo modo a dare un valore reale alla precaria esistenza umana…